Come sarà la Valdera nel 2030?
Comunicato stampa del 26 febbraio 2010
Istituzioni e università insieme per pianificare lo sviluppo del territorio. I punti di forza e la necessità di una politica comune della Valdera
Intervento del Presidente dell’Unione, Ivan Mencacci
L’Università di Pisa, l’Unione dei Comuni della Valdera e la Provincia di Pisa hanno avviato un lavoro sulla pianificazione sostenibile dei processi di sviluppo territoriale.
L’iniziativa è nata dall’intersezione di specifici interessi di questi enti. Il Centro Interdipartimentale di Ricerche agro-ambientali E. Avanzi dell’Università di Pisa, in collaborazione con la Fondazione Toscana Sostenibile, conduce un progetto di ricerca (finanziato dalla Regione Toscana, Dipartimento Ambiente) sul tema della pianificazione territoriale sostenibile e sulla capacità di carico dei territori. Obiettivo della ricerca è quello di definire strumenti, metodi e modalità di pianificazione capaci di sviluppare migliore integrazione tra processi di sviluppo economico, uso delle risorse disponibili e atti di pianificazione territoriale. L’Unione dei Comuni della Valdera, da parte sua, ha avviato, insieme alla gestione associata di una serie di servizi, il coordinamento delle politiche territoriali e settoriali che fanno capo ai 15 comuni della zona, con il coinvolgimento diretto della Provincia. Allo stesso tempo, l’Unione della Valdera e la Provincia di Pisa, ha condiviso un accordo volto a favorire la pianificazione integrata del territorio dell’Unione.
Nei due giorni di svolgimento della iniziativa sono stati creati dei gruppi di lavoro per analizzare i punti di forza, le opportunità, le debolezze ed i rischi che i vari gruppi riconoscono per la Valdera.
Sono stati quindi affrontati i tre temi cardine dello sviluppo e della pianificazione: il dimensionamento dei Piani; le vocazioni dei territori; l’individuazione di meccanismi di perequazione nella distribuzione dei benefici/carichi dello sviluppo tra i comuni della Valdera.
Il risultato è stato davvero interessante. Si è rilevato immediatamente che i gruppi di lavoro, seppur con sfumature diverse, hanno individuato i medesimi punti di forza nella Valdera: dalla ricchezza del territorio alle infrastrutture, dalla dinamicità e unità di intenti delle Pubbliche Amministrazioni alla qualità ambientale e paesaggistica, dal forte tessuto produttivo al patrimonio storico e culturale. I rischi evidenziati, per contro, sono focalizzati proprio sul timore di non riuscire a far leva sui punti di forza individuati, andando incontro a fenomeni di deindustrializzazione, decrescita dei centri abitati, perdita di capacità di rispondere in maniera unitaria da parte del territorio ai periodi di crisi. In una parola vengono individuati come rischi la perdita delle conquiste fin qui fatte in termini di sviluppo economico ma anche di salvaguardia ambientale, di capacità di confronto e di lavorare insieme tra le amministrazioni pubbliche.
Una eventuale risposta parcellizzata ed individualista da parte dei comuni ai peggiori scenari che il futuro potesse presentarci comporterebbe infatti la perdita di competitività, l’impossibilità di salvaguardare l’ambiente e sviluppare le infrastrutture, con la conseguente compromissione del patrimonio ambientale e paesaggistico che ancora oggi è letto come punto di forza del nostro territorio.
Molto interessante è stato il confronto quindi il risultato sui temi della perequazione e del dimensionamento dei Piani. Una visione della Valdera come un unico grande territorio presuppone lo sviluppo delle aree che lo compongono secondo le diverse vocazioni dei territori, affinando contestualmente meccanismi di perequazione che distribuiscano i vantaggi economici sull’intero territorio.
La questione principale resta comunque quella del dimensionamento dei piani regolatori o strutturali. Occorre che ogni comune svolga attentamente una valutazione economico/sociale per individuare quale sia il dimensionamento necessario al soddisfacimento dei bisogni del territorio e fino a qual punto la crescita demografica (cioè degli insediamenti abitativi) rappresenti un vantaggio per la collettività e non si trasformi in un costo. L’incremento abitativo deve essere sostenibile economicamente (le risorse economiche che affluiscono devono cioè coprire le maggiori spese a cui il comune va incontro) ed ambientalmente (le risorse naturali disponibili devono essere in grado di assorbire le aumentate necessità senza compromettere la capacità di assolvere ai bisogni di tutta la popolazione residente nel lungo periodo).
L’esperienza è stata interessantissima, educativa ed ha fornito a tutti una grande opportunità di confronto e di crescita culturale ma soprattutto consapevolezza maggiore del territorio, per definire insieme le linee di sviluppo e di crescita della Valdera.
Pontedera 26 febbraio 2010










