Mostra personale di Siberiana alla Galleria Liba
| Cosa | Mostra |
|---|---|
| Quando |
05/03/2011 17:00
al 07/04/2011 20:00 |
| Dove | Galleria LIBA - Via Giordano Bruno 9 |
| Persona di riferimento | Alessandro Gamba |
| Indirizzo e-mail per contatti | libarte@tiscali.it |
| Recapito telefonico per contatti | 058758165 |
| Aggiungi l'evento al calendario |
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Siberiana
mostra personale
Quell'ironia che accompagna...
"… la frase, anziché descrivere
l'oggetto come un titolo, tendeva
a trasferire la mente dello spettatore
verso altre regioni più verbali."
Hans Richter
C'è dell'ironia che accompagna il lavoro Di Siberiana di Coco. Un'ironia naturalmente sottesa che sostiene il procedere creativo e che palesa la sua identità proprio nel momento della percezione fisica dell'opera finita. Un'ironia percepibile nella duplice sfaccettatura presente nel procedere dell'artista toscana; se da un lato la composizione, nella sua formale costruzione e negli elementi che la compongono, si rimanda lo spettatore al passato e ai diversi percorsi dell'arte d'avanguardia, dall'altro invece si viene materializzando un linguaggio personale e autonomo che caratterizza l'evoluzione espressiva.
Già Patarini ha avuto modo di rilevare che le opere di Di Coco si presentano come "una sintesi felice e originale di contributi diversissimi, attinti dalla più recente tradizione dell’arte contemporanea, e reinterpretati in chiave apparentemente ludica e scanzonata". I suoi riferimenti sono a una certa parte della Pop Art Americana, oppure a una particolare interpretazione della pittura Informale attraverso sia la manipolazione della materia sia evidenziando una particolare gestualità in costante dialogo con la duttilità dei diversi componenti materici.
In altre opere invece si avvertono dei sottili richiami all'esperienza dadaista, e questo porta a focalizzare la nostra riflessione verso gli elementi "altri dalla pittura" presenti nell'opera. Una lettura che richiede dunque un'attenzione di tipo concettuale. Alcuni oggetti inseriti nelle composizioni, assumono dignità estetica benché provengano dai cicli della produzione industriale o facciano esplicito riferimento al mondo pubblicitario, alla comunicazione di massa. È dunque da interpretare, poiché ciò che viene alterato non è la forma, né la loro identità. Questi nuovi elementi aprono un confronto con situazioni o funzioni già vissute con le nuove significanze che nell'insieme dell'opera si vengono a definire. Nuove identità non complementari, né sempre conciliabili tra loro. Ed è forse su questo conflitto linguistico che trova fondamento una lettura ironica giacché conseguente all'anacronistico – di un prima e di un dopo – dialogare tra le due diverse identità. Così dolciumi, caramelle, perle, scarpe, statuette, piume, fil di ferro, ecc., si presentano come elementi (anche decorativi) di per sé autonomi ma che assumono, nel processo creativo, un'identità diversa, ma sempre alternativa al ruolo che questi hanno avuto nella realtà. Un'operazione estetica che trova una sua giusta definizione nelle considerazioni espresse da Pierre Restany nella teorizzazione di quel movimento artistico che va sotto il nome di Nouveau Realisme.
L'opera d'arte si propone dunque di interpretare, senza alcun tentativo di abbellimento di tipo squisitamente estetico, il mondo nella sua quotidianità attraverso alcuni oggetti di consumo. Compito dell'artista è scegliere ciò che ritiene più confacente al completamento del suo pensiero. E questo perché l'azione artistico–creativa non limita la semplice presentazione dell'oggetto di consumo popolare, e nemmeno intende porre lo stesso elemento al centro della percezione, poiché non è il suo significato implicito a condizionare l'opera; semmai le scelte coinvolgono altri aspetti o qualità, come il colore, la particolare forma, o ancora la materia con la quale è composto. Siberiana Di Coco viene così accostando alle operazioni relative al fare, cioè a quelle azioni proprie del fare materialmente arte, alcuni elementi già di per sé significanti. Quest'operazione artistica non può essere considerata meramente un'attività estetica di riflesso alle esperienze della Pop Art, ma l'indiretto confronto, anche con le avanguardie, e ciò evidenzia quell'aspetto ironico che accompagna buona parte del suo lavoro. È pur sempre vero però che nell'azione espressiva dell'artista pisana i contenuti della quotidianità trovano un nuovo ruolo e una sistemazione formale, originando, in sintesi, un significato alternativo, inducendo così alla riflessione e alla comprensione del suo contenuto che sta tra il visibile e l'immaginabile, tra l'osservabile e il percepibile.
Un altro aspetto che caratterizza una parte del lavoro di Di Coco è senz'altro la polimatericità degli elementi linguistici e il diverso utilizzo del colore e del monocromo. Materia e colore sono due elementi caratterizzanti una parte dell'espressività astratta, ed entrambi vanno definendo due distinte fasi compositive. Infatti, se da un lato la materia si può proporre quale strumento che raccoglie la registrazione di un atto gestuale o diventare una testimonianza di un determinato movimento, dall'altro il monocromo – che induce alla concettualizzazione del grado zero della pittura, mediante il quale la pittura, negando se stessa, afferma in toto la potenzialità del suo essere – interpreta sempre una particolare espressioni della luce, come del resto il policromatismo evidenzia in cangiamento della luce. E come Di Coco si esprima con un linguaggio proprio lo vediamo nelle opere come La corsa, o Soffio o ancora nella Pista Campane. Opere nelle quali gli oggetti (possono essere delle scarpe, come delle piume o ancora dei fili di ferro, o altro come delle statuette), inseriti nel contesto creativo, vengono così a concettualizzare le variabili forme comunicativo–espressive.
Una volta acquisita una personale tecnica espressiva (spesse volte innovativa e sperimentale), l'attenzione dell'artista si concentra sulle categorie percettive. E non ci sembrano inappropriati i riferimenti di molti critici ai diversi sensi. Scrive di lei Paolo Levi: "oltre all'intelligenza ludica, troviamo in molti di questi soggetti il superamento di definibili confini concettuali, dove la costruzione ineccepibile diventa oggetto che si qualifica in quanto tale, nella sua assoluta unicità", l'artista, infatti, "mira al possesso fisico del quadro, salvaguardandone la portata estetica, che comunque è risultato complementare all'azione dei cinque sensi". Così il concetto di tattilità e di contatto diventano sinonimi di possesso e di conoscenza, diretta o concettuale, mediante i sensi. Una tattilità che, sebbene non direttamente esperita, almeno richiamata dalle qualità degli oggetti che compongono l'opera. Ecco quindi i dolciumi – come nel caso dell'opera Liquirizia - che rimandano a gusto, o ancora l'opera Soffio Piccolo, che induce lo spettatore a immaginarsi un filo di aria che fa vibrare le piume.
L'artista scrive, a proposito del ciclo delle sue Nuvole,: "nuvole portatrici di vita: rotonde e gonfie e da esse si staccano gocce argentate di pioggia"; e così, nell'immaginazione, l'acqua diventa entità astratta contenuta in alcune "cineserie"(come le definisce l'artista nelle didascalie); una corposa materia in grado di creare illusioni di movimento richiamando, idealmente e concettualmente, lo spazio assoluto. Così le reali figure di vapore, proprio per la presenza di venti e correnti, mutano, nella nostra percezione, il loro essere. E non è certo il cupo nero o il triste grigio che ci induce a pensare alla pioggia, ma dalle "cineserie" le quali, con il loro riflettere e vibrare la luce, ci rimandano, idealmente, a identità diverse e quasi incorporee, come lo sono le gocce d'acqua.
Ma altri sensi sono stimolati dalle composizioni dell'artista. Possiamo citare le opere, Suoni o Voci – formate da campanellini e smalti – che, proprio per la loro possibile utilizzabilità, ci richiamano alla mente quell'ironia sottesa che anima le opere dell'artista milanese Remo Bianco; ironia che individuiamo nelle sculture calde, o ai quadri sonori.
Il costante richiamo a un'interpretazione personale e individuale induce lo spettatore a partecipare a un immaginabile dialogo tra i propri sensi e quelli diversamente richiamati dalle composizioni dell'artista. In opere come Voci (opera sonora si legge nella didascalia) sono presenti dei campanelli, che, per essere suonati, dovrebbero essere scossi, essendo però nell'impossibilità di farlo allo spettatore non resta che immaginare il suono che questi potrebbero emettere.
Le più semplici perle colorate, diventano per l'artista, l'elemento minimo per alcune composizioni geometriche. Le ampie campiture cromatiche non sono il risultato di un esercizio pittorico, ma di un comporre, di un mettere assieme elementi diversi ad altrettanti differenti colori. Opere astratte, che si rifanno al minimalismo, realizzate con elementi di recupero, le cui qualità sono la consistenza materica a la caratterizzazione cromatica. Con questi Di Coco realizza delle forme geometriche semplici come quelle presenti in Femminino Sacro o nella più evidente Nuove Architetture, dove plexiglass, granuli di acrilico e resine vanno a dare nuova forma e corpo alla superficie.
Le opere di Di Coco vivono nella consapevolezza che in fondo la vita, soprattutto quella artistica, manifesta realtà differenti, fatte di elementi e di forme autonome, che evidenziano le diverse intensità del loro esistere; come l'esistere nel mondo chiede di adattare la propria esperienza al divenire della realtà. All'artista è possibile interpretarla con il linguaggio dell'arte e grazie a questo ha la possibilità di commentarla attraverso i sensi e di ipotizzarne ironicamente un diverso esistere.
Diego A. Collovini
Inaugurazione: sabato 5 marzo 2011 ore 18.30
Luogo: Galleria Liba - Via G. Bruno 9 - 56025 Pontedera (PI)
Durata della mostra: 5 marzo - 7 aprile 2011
Orario: da giovedì a sabato ore 17.00 - 19.30. Mattina e festivi su appuntamento
LIBA
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