Caffè con l'Artista in occasione della chiusura della mostra "Sguardi d'artista"
| Cosa | Evento |
|---|---|
| Quando |
21/05/2011 10:00
21/05/2011 12:00
21/05/2011 da 10:00 al 12:00 |
| Dove | Museo Piaggio "Giovanni Alberto Agnelli" - Viale Rinaldo Piaggio 7 |
| Persona di riferimento | Annalisa Rossi |
| Indirizzo e-mail per contatti | annalisa.rossi@fondazionepiaggio.it |
| Recapito telefonico per contatti | 058727171 |
| Aggiungi l'evento al calendario |
|
Caffè con l'Artista
In occasione della chiusura della mostra "Sguardi d'artista" un incontro "informale" con gli artisti che hanno partecipato
Giovanna Biondi
Giovanna Biondi, nata a Roma nel 1966, si e’ laureata in Economia Internazionale alla Sapienza. Dal 1994 vive e lavora in Toscana.
Dal 1994 al 2006 è stata proprietaria di un’agenzia di viaggi a Ponsacco. Tale attività le ha consentito di viaggiare molto e quindi di avvicinarsi alla fotografia. Diverse sue fotografie sono state pubblicate su riviste di settore oppure premiate a concorsi. Cio’ l’ha incoraggiata a frequentare due workshops con il fotografo Ernesto Bazan, specializzato nella fotografia in bianco e nero di stampo reportagistico (“street photography”), proprio per concentrarsi su questo tipo di fotografia, che ritiene la piu’ interessante. Il primo workshop è dell’ottobre 2003 in Peru’, il secondo dell’ottobre 2004 a New York.
Attualmente si dedica esclusivamente alla fotografia. Ha fotografato diverse conferenze di architetti (LEVEL 4) con relativa pubblicazione delle foto e ultimamente si è dedicata alla fotografia dei concerti jazz, genere musicale prediletto e adattissimo al suo stile fotografico. Diverse immagini si trovano sui siti di diversi jazzisti, italiani e stranieri.
Ultimamente si è inoltre dedicata e distinta nella fotografia di quadri, collaborando alla realizzazione di cataloghi di artisti.
Nel febbraio 2009 ha avuto luogo la prima mostra personale presso la galleria FIORDAMARO di Bientina (PI), dal titolo “STREET PHOTOGRAPHY”, 38 immagini in bianco e nero, summa di 5 anni di scatti in giro per il mondo.
Durante il 2009 si è concentrata su fotografie di “danza”, in particolare tango e flamenco, di cui una gran parte sono state oggetto della mostra a Livorno “LA VOCE DEI CORPI, TANGO E FLAMENCO” durante la manifestazione “Effetto Venezia” 2009. Sono state esposte 16 immagini in grande formato, 11 a colori e 5 in bianco e nero, risultato della ricerca sul movimento e il ballo, ricerca che ha avuto il suo culmine in una trasferta a Buenos Aires, patria del tango. Dal 7 marzo e sino al 9 maggio 2010 la mostra è stata riproposta a Lari (PI) nell’ambito della manifestazione “L’arte di essere donna” promossa dall’Associazione LARIARTE. e dal 5 luglio sino al 17 ottobre 2010, le stesse immagini sono state esposte presso la Fondazione Stella Maris a Calambrone (PI).
Svariate immagini in bianco e nero scattate in quella e in altre occasioni sono state poi esposte a Pisa, durante tutto il mese di ottobre 2009, nella personale dal titolo “PALCOSCENICO”, presso il cinema Lumière (ora anche spazio espositivo).
Il 13 dicembre 2009 si è inaugurata la mostra “L’OGGETTO E LA SUA IMMAGINE” presso la galleria FIORDAMARO di Bientina, mostra in cui oltre alla Biondi, che ha curato la parte fotografica, hanno esposto uno scultore/stilista, Gianni Caiazzo, e un pittore, Corrado Lippi. Trattasi di un esperimento abbastanza ardito, che si vorrebbe poi esportare in altre gallerie. E’ stato pubblicato per l’occasione un esauriente catalogo.
Dal 9 ottobre, e sino al 7 novembre 2010, ha esposto, nuovamente presso il cinema Lumière di Pisa, “IN ABSENTIA”, serie di 17 immagini in bianco e nero di grande formato raffiguranti i mestieri, le vocazioni, le professioni nel terzo millennio. “IN ABSENTIA” sarà riproposta a Rieti dal 3 settembre al 5 novembre prossimi, durante la rassegna annuale del Lungovelinocafe’ promossa dall’Associazione Studio 7.
Sta lavorando inoltre da ormai cinque anni a un progetto sugli artisti contemporanei italiani, ormai in via di definizione. A maggio 2009 in anteprima sono state esposte 22 immagini di artisti presso il Festival Artistico di Faleria (VT). Scopo di questo progetto è la realizzazione di un libro (gli artisti ritratti sono in assoluto tra i piu’ rappresentativi dell’attuale scena artistica italiana) che F.lli ALINARI pubblicherà entro l’estate 2011, ed una mostra collegata presso il MNAF (Museo Nazionale della Fotografia) a Firenze. La FONDAZIONE PIAGGIO di Pontedera collaborerà alla realizzazione del progetto, e ha programmato una mostra presso il suo Museo che si inaugurerà il prossimo 2 aprile.
Durante il 2008 una foto è stata selezionata, pubblicata ed esposta a seguito di un concorso a tema (“come una cucina ispira”) indetto dalla SCUOLA ROMANA DI FOTOGRAFIA” di Roma. Inoltre ben 8 foto sono state scelte dalla giuria per la selezione finale dell’ AL THANI AWARDS”, concorso fotografico internazionale annuale di primaria importanza.
Stefano Bressani
Stefano Bressani nasce a Pavia il 2 marzo 1973.
Durante il 1994 consegue il diploma di progettazione meccanica presso l’istituto della sua città natale “G. Cardano”. Successivamente si fa apprezzare come arredatore e designer di interni.
Cresce contemporaneamente dentro di lui una predilezione per le arti, passione che lo porta ad affinare la conoscenza della tecnica del disegno a carboncino e dell’acquerello presso le locali Scuole Civiche.
Proprio durante questa intensa fase di studi, Bressani scopre la necessità di andare oltre e comprende che, per superare la sua condizione di “apprendista”, deve riuscire a unire le tecniche e gli universi artistici a cui si sente più votato: fondamentale risulta la consapevolezza che, per creare un’arte in grado di possedere valori emozionali interscambiabili e condivisibili, egli deve proporre qualcosa che faccia della novità la sua qualità più immediata.
Novità visiva, novità stilistica, novità tecnica.
Un linguaggio che, inserendosi all’interno del panorama artistico internazionale, ne possa rappresentare un unicum.
Nel biennio 1999-2000 sorgono i primi problemi, banalmente legati al momento in cui l’artista sceglie di tradurre i propri disegni in materia tridimensionale, utilizzando quella tecnica del tutto nuova che poi diverrà il suo marchio di fabbrica: la scelta delle stoffe, che si sposano perfettamente con le emozioni che egli vuole restituire; la creazione ex novo degli strumenti adatti a ottenere risultati sempre più raffinati e aderenti a questa idea; l’utilizzo della base polistirenica come supporto unico delle sue opere, materiale inerte termoisolante dalla più libera plasmabilità, non soggetto a cambi climatici di sorta.
Ogni aspetto è studiato minuziosamente, tra sconfitte e vittorie che ne limano e affinano le capacità, cosciente, l’artista, di non voler lasciare niente al caso; e ponendo attenzione a un processo che è ancora in corso.
È in quest’ottica che Bressani si dedica e accetta il mezzo fotografico come principale strumento conoscitivo del mondo che lo circonda, apprezzandone il tangibile senso di aderenza alla realtà. Il mirato utilizzo della tecnica fotografica permette all’artista di recuperare quelle emozioni che fanno intimamente parte delle immagini selezionate: lo scopo infatti è quello di tradurre e rendere palpabile questa intensità espressiva, intensità che il soggetto scelto possiede naturalmente.
In questa particolare sua stagione artistica, Bressani compie inoltre un definitivo cambio di direzione proprio nella scelta dei soggetti: passando dalle nature morte e dai paesaggi a ritratti di facile riconoscibilità egli aumenta in modo esponenziale questa carica espressiva, diventandone tramite e relatore privilegiato.
Sono gli anni 2008 e 2009 che sanciscono dunque il successo dei lavori di Bressani: la presenza e partecipazione a noti eventi cittadini - ma soprattutto, la possibilità di esporre presso le Scuderie del Castello di Pavia - rappresentano per l’artista un deciso balzo in avanti. Le sue opere incontrano il favore di un sempre maggior numero di amanti d’arte ed estimatori, collezionisti anche al di fuori del tessuto cittadino colpiti dalle novità proposte.
Proprio da tali, positivi riscontri Bressani comprende come quella intrapresa sia la strada giusta, una strada lunga e irta di pericoli ai quali egli può ovviare sempre e comunque lavorando al massimo delle sue energie. Si fa largo quindi nell’artista l’esigenza viscerale di nobilitare le proprie creazioni. La scelta di non titolare le sue opere ma di donare loro un nome, “Sculture vestite di Stefano Bressani”, nasce oltre che come pura nomenclatura distintiva, anche dalla volontà di elevare tali lavori, inserendoli in un contesto artistico, nel caso quello della New Pop[ular] Art, sempre avido di novità e nel quale questi si propongono in tutta la loro unicità espressiva.
È il confronto tra gli attori in scena, artista e soggetti; e la sempre maggior intensità con cui egli si fa medium tra il loro e il nostro mondo che occupa gran parte della sua ricerca emotiva.
Si fa chiaro nell’artista il bisogno di chiarire quale rapporto intercorra tra lui e i suoi soggetti: questi si offrono ai suoi occhi con insistenza, raccontando la loro storia, cercando di abbandonare la loro condizione bidimensionale e recuperando la loro fisica dignità; l’artista, dal canto suo, vorrebbe entrare in quel mondo che sta andando a rappresentare, esserne partecipe per meglio comprenderlo. Ci dovremmo trovare nel bel mezzo di una battaglia, uno scontro frontale a cui né gli uni né l’altro potrebbero sottrarsi. Ma non è così: egli decide infatti di fermare simbolicamente questa collisione inserendo dei fermi fittizi, dei chiodi che non hanno alcuna funzione se non quella meramente concettuale. Immagine e artista restano dunque uniti da questo artificio che li lega indissolubilmente per sempre.
Il 2010 è l’anno fondamentale.
La partecipazione a tappe obbligate per i giovani artisti - come può essere il Fuori Salone di Milano in Zona Tortona; e la successiva diffusione che le sue opere hanno subito rendono Bressani noto al grande pubblico. E come ogni artista che si rispetti, ciò coincide con una ulteriore maturazione che inaugura la felicissima stagione ancora in corso.
Nell’accettazione e nel rispetto di una crescita costante e naturale, Bressani si rende finalmente conto che non è così rilevante la riconoscibilità estrinseca dell’immagine quanto piuttosto quella intrinseca, legata fisicamente al soggetto e alla storia che vuole narrare. Per lui diventa fondamentale non più l’icona in sé quanto l’essere umano che vi sta dietro, le paure e le gioie che attraverso lo sguardo egli sente di poter cogliere.
Il mutamento avvertito è radicale e non più cancellabile: Bressani non ha più la mera funzione di filtro, apatico narratore di una storia altrui. Fermamente convinto nel recuperare dentro di sé ogni emozione trasmessagli, l’artista comprende che tutto deve essere in funzione di quella, subordinando lui e gli attori delle sue opere a queste sensazioni. Forte quindi dell’esperienza e della fiducia accordatagli, egli si rapporta in modo paritario con i suoi soggetti, lasciando la guida proprio a ciò che andrà a rappresentare, al messaggio, alla storia. Di cui lui e le sue opere ne sono una parte.
La sua più grande fortuna è anche la sua più infinita fonte di ispirazione: il mondo reale, vero, concreto, diventa per lui uno scrigno inesauribile al quale attingere e al quale rivolgersi.
Visita la pagina della mostra


