Circolo Letterario: l'appuntamento di giugno
| Cosa | Adulto |
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| Quando |
17/06/2010 21:15
17/06/2010 23:55
17/06/2010 da 21:15 al 23:55 |
| Dove | Biblioteca Comunale di Pontedera, Via Stazione Vecchia 3 |
| Persona di riferimento | Silvia Bracaloni |
| Indirizzo e-mail per contatti | s.bracaloni@comune.pontedera.pi.it |
| Aggiungi l'evento al calendario |
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IL CIRCOLO LETTERARIO
Nell’intenzione di rafforzare e ampliare sempre più il rapporto con gli utenti ed i lettori, la Biblioteca comunale di Pontedera, in collaborazione con Associazione Bibliografia e Informazione, Tagete edizioni e Associazione Orme Gialle, promuove la costituzione di un circolo letterario aperto a tutti coloro che amano i libri e amano parlarne, che desiderano confrontarsi con altri lettori e partecipare più attivamente alla vita culturale e letteraria. L’intento è quello di fare del circolo letterario un'occasione per discutere liberamente di letteratura, arte, storia, società ed ideare e realizzare insieme nuove occasioni culturali, come incontri con gli autori più amati ed altre personalità della cultura o del giornalismo, oltre ad ogni altra iniziativa che risulterà interessante e stimolante.
Il prossimo incontro del circolo letterario si terrà giovedì 17 giugno 2010 alle ore 21,15 presso la Biblioteca comunale di Pontedera, Via Stazione Vecchia 3.
Il libro di cui parleremo è La donna della domenica di Carlo Fruttero e Franco Lucentini.
Ambientato in una Torino malefica
e metafisica, La donna della domenica è da molti considerato il capostipite
del giallo italiano. Come sottolinea Andrea Pinketts, con La donna della
domenica Fruttero e Lucentini hanno segnato il passaggio del giallo
italiano dal ghetto della sottocultura ai piani alti della letteratura.
La donna della domenica
"La donna della
domenica", celebre romanzo degli anni settanta, capostipite del giallo
all'italiana da cui Comencini trasse un film.
Nella Torino dei misteri anche l'omicidio è chic
di IRENE BIGNARDI
Adesso, all'ombra di Camilleri, Lucarelli, Sandrone Dazieri, Vieri Razzini e gli altri, chi allora non c'era o ancora non leggeva non ci potrà credere. Ma c'è stato un tempo in cui era diffusa nel Bel Paese la convinzione che il giallo, il noir, il mystery, e tutte le variazioni dal nero in là non fosse cosa italiana e se ne davano anche dotte spiegazioni in dibattiti e incontri, si parlava di Dio, di fatalismo mediterraneo, di cattolicesimo e di altre ragioni per cui non poteva esistere. Fatto sta che di gialli che coniugassero qualità e successo non ce n'erano proprio.
C'era eccome chi li leggeva, i gialli, come testimonia il successo di collane immortali (be', veramente sono morte, ma restano immortali in spirito) come i gialli Mondatori. Ma venivano d'altre oceano, d'oltre Manica, o, qualcuno, d'oltralpe. Dal Bel Paese, a parte la prova altamente letteraria di un alto letterato come Quel pasticciaccio brutto di via Merulana, era silenzio.
Poi, un giorno del 1972, due signori famosi perché, tra l'altro, avevano nobilitato con una mirabile antologia un genere letterario popolare come la fantascienza (così come in quegli stessi anni un grande regista aveva riscoperto la Science Fiction al cinema con un film mirabile come 2001 Odissea nello spazio), quei due signori famosi ed eccentrici che lavoravano e si divertivano e scoprivano cose sempre insieme e che erano Carlo Fruttero e l'ahimè ora scomparso Franco Lucentini diedero alle stampe un volumone bello grosso (oltre cinquecento pagine) intitolato La donna della domenica. E il giallo italiano entrò nella vita degli italiani.
Era un giallo veramente? Be', c'era una cadavere, anzi, due. C'era un mistero: chi avrà ucciso l'odioso architetto Garrone spaccandogli la testa con un fallo di pietra? C'era una rete di segreti, di indiziati, di interessi. C'era un altro morto, un ragazzo che, guarda caso, stava indagando sulla morte dell'architetto. E c'era un commissario, ah, che commissario, di cui tutti ci innamorammo, perché ribaltava lo stereotipo del brutale e ignorante commissario meridionale, e ce ne innamorammo anche di più quando tre anni dopo Luigi Comencini dal romanzo trasse un bel film divertente, in cui il commissario era Marcello Mastroianni...
Ma a ben guardare La donna della domenica,
anche se riservava la sua buona dose di sorprese, non era un giallo. Era un
ritratto di Torino, città appartata, misteriosa, elegante, discreta. Era il
ritratto di un paese appena uscito dal miracolo economico ed entrato negli anni
di piombo, che aveva in Torino la sua capitale segreta ed evidente, la sua
capitale industriale e aristocratica, la sua capitale periferica ma autorevole,
la sua capitale severa ma ironica.
E l'ironia è la chiave della scrittura e l'essenza di La donna della domenica:
una scrittura tutta intrisa di leggerezza, di humour, di citazioni dal reale,
intrecciata al gusto del pastiche, alla capacità di ascoltare e di riprodurre
con assoluta naturalezza letteraria (se l'ossimoro sta in piedi) il linguaggio
quotidiano della gente bene e non, a un orecchio esercitato a cogliere dal vivo
i modi e i toni della conversazione. Una scrittura tanto più sorprendente nella
sua delicata compattezza perché usciva dalla macchina per scrivere
(rigorosamente Olivetti, siamo in Piemonte, e più precisamente da una
Valentine, perché siamo negli anni del design di Sottsass) di due scrittori,
anzi dello scrittore "bicefalo" e "quadripigio" di cui
Ceronetti si rifiutava di riconoscere l'esistenza come di fronte a un miracolo
o a un monstruum di natura.
Questa storia della scrittura a quattro mani divenne un tormentone critico,
perché era molto tempo (dai tempi di Pavese e Bianca Garufi?) che in Italia non
si vedeva un romanzo "bicefalo". Fruttero e Lucentini, ovviamente, ci
scherzavano su. E durante una divertentissima intervista che ebbi il piacere di
far loro (veramente a Fruttero, Lucentini stava sempre nascosto) in occasione
di una inchiesta sulla scrittura "doppia", Fruttero finse di
lamentarsi: "Ci diciamo spesso che se avessimo firmato sin all'inizio con
un nome solo, tutti ci avrebbero studiato, che avremmo potuto dire orgogliosi,
in segreto, "Il commissario Santamaria c'est moi". Il solo fatto che
siamo in due fa subito pensare che sia tutto calcolato, ci fa subito
rimproverare per l'ingegneria della faccenda."
Sull'ingegneria non si tirava indietro, Fruttero. "C'è, eccome. Ma c'è sempre e dappertutto, nella buona narrativa. C'è moltissima, complessa narrativa nel Manzoni. Guerra e pace è una macchina perfetta. Tutta l'opera di Calvino era calcolata: freddo, dicevano, figurarsi..." Insomma, la conversazione sull' "ingegneria" dello scrivere diede origine, in quell'occasione, a un trattatello sulle gioie della scrittura a quattro mani. "Non c'è scrittore che non vorrebbe essere al nostro posto. Perché possiamo dirci esplicitamente quello che gli altri sono costretti a pensare tra sé e sé. Pensi poi all'ansia mortale che assale uno scrittore quando ha finito di scrivere. Ha sempre voglia di far vedere quello che ha fatto a qualcuno. Ma a chi? Alla moglie? Al caro amico che fa il critico? Nessuno ha delle buone ragioni per dirgli la verità. Le ha, invece, uno che firma con te e che piglia il cinquanta per cento dei diritti d'autore. Sarà il critico più duro, non si lascerà scappare proprio nulla".
Ai bei tempi i due, comunque, lavoravano in modo molto diverso. Fruttero scriveva a mano e poi ricopiava sulla Valentine. Lucentini direttamente a macchina. Fruttero era, dal punto di vista della scrittura, "espansivo". Lucentini "beckettiano, uno che tende alla concentrazione massima". Nel corso della scrittura di La donna della domenica hanno litigato su tutto: sull'aggettivo da dedicare a una bicicletta ("severa"), sulla necessità dell'esistenza di uno zio della bella Anna Carla, la protagonista. Ma, chi lo avrebbe mai detto, Fruttero raccontava anche che La donna della domenica era nato cinque anni prima, come "dramma di stampo scespiriano". "Si chiamava La tragedia di Vercelli, e parlava di due poveretti inseguiti ovunque da qualche iniziativa culturale. Una tragedia profetica perché oggi non si può andare da nessuna parte senza trovare, che so, almeno una mostra sui ferri da stiro dell'800. Infine abbiamo cominciato a mettere insieme una serie di storie torinesi pensando a un romanzo "settecentesco", galante, di conversazione. All'inizio ruotavamo attorno a un caso di suicidio. Poi, per avere un'ottica esterna a questa città così strana, così poco conosciuta che è Torino, pensammo al Commissario Santamaria, il suicidio divenne un omicidio, i racconti divennero La donna della domenica: cinque anni di assiduo lavoro degli astuti pasticceri".
Ci prendevano in giro? In ogni caso, sarà stato pure un lavoro di pasticceria, ma il divertimento, con La donna della domenica, è assicurato. Dalla invenzione di quei meravigliosi "incipit" di ogni capitolo (immortale, tra tutti, quello sul Balùn, il mercato delle pulci di Torino), al personaggio della straordinaria, incantevole Anna Carla, dai dialoghi frizzanti al ritratto di città in "noir", La donna della domenica si legge oggi con lo stesso piacere ma anche con la sensazione di star leggendo di un'altra Italia, di un'altra Torino: più elegante e limpida l'Italia, più forte e solare Torino. Trent'anni di storia passano anche su un romanzo di assoluta grazia e piacevolezza facendone un piccolo capolavoro "d'epoca", lontano e prezioso come il Liberty e il libertinaggio.
Carlo Fruttero (Torino 1926 - ) e Franco Lucentini, (Roma, 1920 - Torino, 2002) si conoscono alla fine degli anni quaranta durante un soggiorno a Parigi: Lucentini si è laureato in filosofia nella città natale nel 1943 ed è stato richiamato alle armi per breve tempo collaborando in seguito con il comando alleato; Fruttero si è trasferito nella capitale francese in cerca di lavoro. I due creano nel 1952 un sodalizio destinato a durare cinquant’anni. Scrittori, traduttori, consulenti di case editrici (prima Einaudi, dove traducono Borges, Beckett, Salinger e Robbe-Grillet, poi Mondadori), autori di radiodrammi e di cronache satiriche, curatori delle raccolte di strisce di B.C., dirigono dal 1964 al 1985 “Urania”, succedendo a Giorgio Monicelli. Sono autori di La donna della domenica, pubblicato nel 1972 ma iniziato nel 1965, e di A che punto è la notte (1979), best sellers di ambientazione torinese che hanno come protagonista il commissario Santamaria e rinnovano il romanzo giallo italiano.
Oltre alla curatela delle antologie di fantascienza Universo a sette incognite (1963), L’ombra del 2000: romanzi e racconti di fantascienza (1965), Il passo dell’ignoto (1972) e Stella a cinque mondi (1972), e delle raccolte La verità sul caso Smith: antologia della nuova narrativa americana (1963) e Quaranta storie americane di guerra: da Fort Sumter a Hiroshima (1964), Fruttero e Lucentini sono autori de Il palio delle contrade morte (1983), La prevalenza del cretino (1985), L’amante senza fissa dimora (1986), Il colore del destino (1987), La verità sul caso D. (1989), Enigma in luogo di mare (1991), Incipit (1993), La morte di Cicerone (1995), Nottambuli (2002), oltre alla raccolta di poesie L’idraulico non verrà (1971) e alla commedia La cosa in sé (1982). Lucentini partecipa al gruppo ’63 con il romanzo sperimentale Notizie dagli scavi (1964), mentre Fruttero è curatore con Sergio Solmi della pionieristica antologia di fantascienza Le meraviglie del possibile, pubblicata da Einaudi nel 1959, e autore di Visibilità zero (1999), Donne informate sui fatti (2006), Ti trovo un po' pallida (2007), La Creazione (2008), Mutandine di Chiffon (2010). Con Lucentini Fruttero cura Il secondo libro della fantascienza (1961) e Il quarto libro della fantascienza (1991). Lucentini muore suicida a Torino nel 2002.
L’anno successivo Fruttero riunisce per Einaudi con la collaborazione di Domenico Scarpa alcuni scritti del sodalizio ne I ferri del mestiere: manuale involontario di scrittura con esercizi svolti.
Informazioni dal circolo letterario
Più copie del volume, fatte pervenire dalle biblioteche di Bibliolandia, sono disponibili per il prestito presso la Biblioteca comunale di Pontedera.
E' possibile verificare telefonicamente al n. 0587 54346 la disponibilità dei volumi.
Per chi volesse acquistare il volume scelto dal circolo, le due librerie di Pontedera, la
Libreria Carrara, Via XX Settembre, 17, Tel. 0587 52410 e la Libreria Roma, Via
della Misericordia, 18, Tel. 0587 52446, offrono ai partecipanti al Circolo letterario lo sconto del 10% sul
prezzo di copertina.
CONTATTI
Info: Silvia Bracaloni
s.bracaloni@comune.pontedera.pi.it
Biblioteca Comunale di Pontedera
Via Stazione Vecchia 3
56025 Pontedera (PI)
Tel. 0587 54346
Fax 0587 52386
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