Tu sei qui: Portale Evento del calendario eventi 2012 Circolo Letterario: l'appuntamento di gennaio 2012
PIANO REGOLATORE
 
Azioni sul documento
  • Send this page to somebody
  • Print this page
  • iCalendar
  • vCalendar
  • Add Bookmarklet

Circolo Letterario: l'appuntamento di gennaio 2012

creato da redazione ultima modifica 09/01/2012 13:00
Cosa cultura
Quando 09/01/2012 21:30 al
20/01/2012 23:00
Dove Biblioteca Comunale - Via Stazione Vecchia, 3
Persona di riferimento Silvia Bracaloni
Indirizzo e-mail per contatti
Recapito telefonico per contatti 058754346
Aggiungi l'evento al calendario vCal
iCal

IL CIRCOLO LETTERARIO
Nell’intenzione di rafforzare e ampliare sempre più il rapporto con gli utenti ed i lettori, la Biblioteca comunale di Pontedera, in collaborazione con Associazione Bibliografia e Informazione, Tagete edizioni e Associazione Orme Gialle, ha costituito un circolo letterario aperto a tutti coloro che amano i libri e amano parlarne, che desiderano confrontarsi con altri lettori e partecipare più attivamente alla vita culturale e letteraria. L’intento è quello di fare del circolo letterario un'occasione per discutere liberamente di letteratura, arte, storia, società ed ideare e realizzare insieme nuove occasioni culturali, come incontri con gli autori più amati ed altre personalità della cultura o del giornalismo, oltre ad ogni altra iniziativa che risulterà interessante e stimolante.

Per il ciclo Un libro, un film, che propone un appuntamento con la letteratura italiana e internazionale che ha avuto grande successo anche nella trasposizione cinematografica, insieme alla lettura del libro proponiamo la visione del film che ne è stato tratto. La proiezione dei film avverrà presso il Circolo cinematografico Agorà via Valtriani 20. L'ingresso, gratuito, è riservato a chi è iscritto alla Biblioteca comunale di Pontedera.

Lunedì 9 gennaio 2012 alle ore 21,30 presso il Circolo cinematografico Agorà via Valtriani 20 i partecipanti al Circolo letterario di Pontedera potranno assistere alla proiezione del film Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti, con Elio Germano, Riccardo Scamarcio, Diane Fleri, Alba Rohrwacher, Angela Finocchiaro, Massimo Popolizio, Luca Zingaretti, Anna Bonaiuto, Ascanio Celestini, Claudio Botosso, Vittorio Emanuele Propizio, Ninni Bruschetta, Pasquale Sammarco, Lorenzo Pagani, Matteo Sacchi, Antonino Bruschetta - Commedia, durata 100 min. - Italia, Francia 2007.

Venerdì 20 gennaio 2011 alle ore 21,15 presso la Biblioteca comunale di Pontedera, Via Stazione Vecchia 3 si terrà il prossimo incontro del circolo letterario sul libro Il fasciocomunista di Antonio Pennacchi.

Antonio Pennacchi, (Latina, 10 settembre 1950) è uno scrittore ed ex-operaio italiano. Per anni ha fatto l'operaio a turni di notte in Alcatel Cav. Iscritto al MSI da ragazzo, ne viene espulso e aderisce ai marxisti-leninisti di Servire il popolo, poi entra, nell'ordine: nel PSI, nella CGIL, nella UIL, nel PCI e di nuovo nella CGIL, prima della definitiva espulsione nel 1983. Chiude con la politica, si laurea (a quarantaquattro anni, sfruttando un periodo di cassa integrazione) e si mette a scrivere romanzi. Mammut, prima di essere pubblicato da Donzelli nel 1994, riceve 55 rifiuti da 33 editori (a qualcuno lo rimandava cambiando il titolo). Sempre da Donzelli escono Palude (1995) e Una nuvola rossa (1998). Del 2003 sono il romanzo Il fasciocomunista (Mondadori) e la raccolta di saggi Viaggio per le città del Duce (Asefi). Del 2005, invece, i saggi de L'autobus di Stalin (Vallecchi). Nel giugno del 2006 è uscita la raccolta di racconti Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni (Mondadori): "Racconti bruschi, irriverenti, che pure, e neanche di rado, si aprono su una nota di vero e proprio strazio, questi di Antonio Pennacchi, uno scrittore che si conferma come uno straordinario, eccentrico talento della narrativa italiana contemporanea" (Franchini). Pennacchi collabora a "LiMes". Suoi scritti sono apparsi su "Nuovi argomenti", "Micromega" e "La Nouvelle Revue Française". Frequenta l'Anonima Scrittori. Nel 2001 ha partecipato al documentario Latina/Littoria di Gianfranco Pannone nelle vesti di narratore della trasformazione della sua città natale. Recentemente ha collaborato alla realizzazione del film Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti, tratto dal romanzo Il fasciocomunista.
Nel 2008 è uscito il saggio Fascio e Martello in cui descrive le città di fondazione del fascismo in tutta l'Italia.
Il 2 marzo 2010 è uscito Canale Mussolini, romanzo sulla bonifica dell'Agro pontino. Il libro, definito dall'autore come "l'opera per la quale sono venuto al mondo", ha vinto il 2 luglio la 64ª edizione del Premio Strega.

Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi (2003)

Storia di Accio prima missino poi comunista

Il punto di interesse di Il fasciocomunista di Antonio Pennacchi è per me del tutto storico, se per qualche altro sarà politico. Protagonista - dice «io» questo protagonista, un «io» sfogato, gergale, dettato nella lingua burina di Latina, e il suo nome è Accio Benassi - , protagonista è un ragazzo missino che è missino prima del '68 e poi, sempre studente, tutto eskimo e autostop, finisce sulla sponda opposta, rosso extraparlamentare, e ci finisce senza sapere perché - , magari perché gli è capitato di innamorarsi d' una ragazza di Milano figlia di un operaio che a mezzogiorno torna a casa a mangiare con l' Unità sotto il braccio. Detta così, la cosa può apparire semplicistica e persino infima. Non lo è per niente. Accio Benassi è un piccolo piccolo-borghese che ama menare le mani, che può tenere in tasca un coltello a serramanico o una catena fatta apposta per picchiare - e una volta ci ha anche picchiato un ubriaco che lo sfotteva accusandolo di fascismo. Legge qualche libro a casaccio; incrocia Delle Chiaie, Michelini e Pasolini, e scopre che sono persone «squisite». Epperò si incanta della propria brutale vitalità perché non sa cos' altro lo possa profondamente incantare, forse le ragazze, la carne delle ragazze. Ma è anche animato da uno sprezzo belluino per chiunque, difatti non ci vuole niente a provocarlo: ed esplodono casini. Appunto, è uno che attizza casini, ci si mette in mezzo e si domanda a giaculatoria: ma chi me l' ha fatto fare? Eppure fa, continua a fare. Scivola nel più assurdo e paranoico dei tranelli che può tendere a se stesso: impenitente, ci si ficca sempre dentro. Personaggio simpatico? Se ne può discutere. Però, personaggio vero, verissimo - come pochi. L' ira piccolo-borghese, spanata, rissosa, tutta vocale, sanguigna non di vene ma per capillari schiantati a fior di pelle, gli italiani non l' hanno mai saputa raccontare. A me sembra che Pennacchi ce l' abbia fatta, forse perché viene da quella terra a corto raggio storico, dove il fascismo è stato egregio benefattore, ma anche un lampo che ha lasciato poi tutti a culo nudo per terra. Ricordo un altro romanzo di Pennacchi, intitolato Palude: la storia di un sogno, una stramba allegoria, intrisa, come in questo Fasciocomunista, di cronaca minuta, di risse zozzone e impietose. In quel sogno c' era proprio Mussolini che attraversava di notte in motocicletta, una diceria, lui un fantasma, le paludi pontine bonificate lasciandosi dietro una rombante scia di vanagloria. La Storia in Pennacchi riesce a diventare un fantasma sottotraccia. Qui il sottotraccia sale anche in superficie. Accio "fasciocomunista", lo dice chiaramente a se stesso, è un anarchico. E il suo anarchismo si svolge per esuberanza, per scatto di muscoli spesso a vanvera. Muscoli o cervello scattati a vanvera per battagliare nel gusto astratto di una lotta che può essere indifferentemente di cazzotti (e sangue) o di concetti, sempre azzerando tutto, perché l' intero lascito del passato venga ridotto a cifre d' energia meramente negativa: così è andata avanti, con i risultati cui assistiamo, la storia d' Italia, per la generazione che proprio intorno al '68 aveva vent' anni e ha voluto per lo più violentemente affermare la propria indifferenza verso ogni valore in nome di un solo valore, la parola anarchia, dichiarata o rimossa, e che dell' anarchismo tradizionale, connotato di filosofica pietà, non aveva nulla. Insomma, Accio "fasciocomunista", più che un "comunista", è un "fascio" della prima ora, un vitalista per il quale il verbo «fregarsene» sigilla un imperativo morale: pure se la lotta politica - e qui torna il '68 - avrebbe potuto trasformare la cruenta divisione fra neri e rossi in una solida unità di fatto, tante furono le migrazioni dal primo fronte all' altro. Ma intervennero, racconta Pennacchi, le «guardie bianche del capitale», Almirante e i suoi, proprio all' Università della Sapienza, a spaccare tutto e a salvare intatto per il futuro un conflitto incancrenito. Non so se questa interpretazione di quegli anni cruciali sia giusta o di fantasia: un fantasma di interpretazione come fantasma è il Mussolini che corre in motocicletta per le pagine di Palude. Ma il nuovo romanzo di Pennacchi si nutre di questa idea, e il suo Accio Benassi, casomai, è comunista a causa di questa, come chiamarla?, "forza maggiore": ricacciato a sinistra, ci rimane. Poi, da ragazzo che era, cresce: la lotta prosegue, e si fa sempre più cruenta. La vicenda lambisce gli anni del terrorismo: se i neri si fecero rossi, i rossi si fecero neri nel comportamento, e con risvolti drammatici. Accio Benassi attraversa le macabre convergenze degli opposti estremismi, finché torna là da dove era partito. Era partito ragazzino per il seminario, ne era scappato, ma proprio in un convento va a riparare alla conclusione della peripezia, terrorizzato dalla morte di un fratello "rosso", in cerca di un' assoluzione che otterrà per affrontare una vita più matura. Santa Madre Chiesa, lo sappiamo, sa rigovernare i piatti sporchi della grande famiglia italiana. La qualità del romanzo sta nell' accensione picaresca, in un colore di perpetua e comica avventura, che lo spalma riga per riga tingendo la bocca di Accio in ogni parola pronunciata. Raramente l' oralità pura è diventata ragione di romanzo come nel Fasciocomunista, con tutte le sovrabbondanze e le iterazioni utili a un ritratto d' uomo il cui fondo è quanto di più ossessivo e risibilmente sghimbescio si possa concepire. Ma, ripeto, la letteratura testimonia anche la Storia, e in questo caso vediamo in trasparenza e stampata nitida l' origine di manovalanza, maleodorante, di certa nostra "destra di governo", incrociata a quella, confusa in una torbida eterogenesi dei fini, di certa nostra sinistra in perenne e stregata rivolta.
ENZO SICILIANO
La Repubblica 19 aprile 2003



Mio fratello è figlio unico

Quei bravi ragazzi del ' 68 sempre sull' orlo della tragedia

È vero che Mio fratello è figlio unico, che per titolo ha quello di una canzone di Rino Gaetano, prende dal romanzo autobiografico di Antonio Pennacchi Il fasciocomunista (Mondadori) solo quello che gli interessava prendere. Ma il risultato non è irrispettoso, tantomeno peggiorativo. Gli sceneggiatori Stefano Rulli e Sandro Petraglia con il regista Daniele Luchetti - che torna in pieno alla felicità dei suoi migliori risultati, come La scuola - mantengono lo sfondo autobiografico degli anni tra primi 60 e primi 70 attraversati da un adolescente di Latina prima suggestionato dalla fede religiosa, poi da quella mussoliniana e infine dall'estremismo rosso, ma spostando in primissimo piano l' intimità contrastata e fortissima tra due fratelli. Accio, il protagonista (Elio Germano è decollato alla grande), e il maggiore Manrico (Riccardo Scamarcio). Il paese, la politica, le ragazze, la famiglia, gli studi. I litigi, le botte. A rendere indovinata la scommessa - nel felice convergere di ottime prove d'attore, di uno stile di scrittura arciprovato e memore de La meglio gioventù, e di una serena coscienza degli obiettivi che ha permesso al regista di governare con mano sicura l' insieme - è proprio la fisicità di luoghi (l' Agro Pontino trovato da Luchetti nel Foggiano), dei comportamenti, dei gesti, dei linguaggi: che miracolosamente non diventa però modernariato. I rischi di rievocare il '68 attraverso un' assemblea dove ci si propone di defascistizzare Beethoven - che è comunque uno scorcio significativo della chiave sorridente ma non superficiale del film - sono temperati, contenuti dai quadrucci in brodo sulla modesta tavola di famiglia, dalle ambiguità e dalle complicità che i due fratelli intrecciano intorno alla stessa ragazza. Dal misto di fanatica ammirazione, di cinico tradimento, di fragilità mascherata da sbruffoneria nello sguardo - colto nel sottile momento in cui le bravate sono a un passo dallo scivolare in tragedia - rivolto da Accio al fratello come al proprio mentore fascista Luca Zingaretti. Anche lui in forma smagliante dentro un personaggio denso di semplice verità.
PAOLO D' AGOSTINI
La Repubblica 27 aprile 2007


Informazioni dal circolo letterario
Più copie del volume, fatte pervenire dalle biblioteche di Bibliolandia, sono disponibili per il prestito presso la Biblioteca comunale di Pontedera.
E' possibile verificare telefonicamente al n. 0587 54346 la disponibilità dei volumi.

Per chi volesse acquistare il volume scelto dal circolo, le due librerie di Pontedera, la Libreria Carrara, Via XX Settembre, 17, Tel. 0587 52410 e la Libreria Roma, Via della Misericordia, 18, Tel. 0587 52446, offrono ai partecipanti al Circolo letterario lo sconto del 10% sul prezzo di copertina.

CONTATTI
Info: Silvia Bracaloni
s.bracaloni@comune.pontedera.pi.it
Biblioteca Comunale di Pontedera
Via Stazione Vecchia 3
56025 Pontedera (PI)
Tel. 0587 54346 Fax 0587 52386



Parco Eolico di Pontedera
Energia prodotta dal parco in KWH il giorno 29/05/2012

ISCRIZIONE NEWSLETTER
Nome:
Email:
Scelta newsletter:
Mi voglio:

INDICE NEWSLETTER:
« maggio 2012 »
do lu ma me gi ve sa
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31