Tu sei qui: Portale Evento del calendario Eventi 2008 Remo Bianco. L’istinto e la ragione
PIANO REGOLATORE
 
Azioni sul documento
  • Send this page to somebody
  • Print this page
  • iCalendar
  • vCalendar
  • Add Bookmarklet

Remo Bianco. L’istinto e la ragione

creato da redazione ultima modifica 13/11/2008 12:19
Cosa Mostra
Quando 30/10/2008 16:47 al
11/01/2009 18:00
Dove Centro per l’Arte Otello Cirri
Persona di riferimento Silvi Guidi
Indirizzo e-mail per contatti
Recapito telefonico per contatti 0587/57282
Aggiungi l'evento al calendario vCal
iCal

a cura di Lorella Giudici

Inaugurazione: 8 novembre 2008 ore 17,00

 

Si inaugurerà sabato 8 novembre 2008 alle ore 17,00 presso il Centro per l’Arte Otello Cirri del Comune di Pontedera, la mostra  Remo Bianco (1922-1988). L’istinto e la ragione.
La poetica del frammento e la conquista dello spazio, a cura di Lorella Giudici.
L’iniziativa promossa dal Comune di Pontedera e dall’Associazione culturale LIBA intende proporre, nel ventennale della scomparsa di Remo Bianco, alcune delle tante ricerche linguistiche e materiche che l’artista da grande sperimentatore quale era, ha attraversato.
A ripercorrere le tappe salienti del singolare percorso artistico di colui che tra gli anni Cinquanta e Sessanta ha partecipato attivamente alla cultura artistica milanese e italiana accanto ad artisti famosi come De Pisis, Fontana, Manzoni, Arman, Baj, Klein, quarantatre opere.  

Si parte con i lavori informali dei primi anni cinquanta (nei quali Bianco include già dei frammenti materici), ai quali sono affiancati alcuni esempi di Impronte e di Testimonianze. Si prosegue con i 3D pittorici e “scultorei” e si conclude con una selezione di opere che appartengono a due delle ricerche più conosciute di Remo Bianco: i Collage e i Tableaux dorés. 

E’ singolare come tutta l’opera di Remo Bianco (Milano 1922-1988) sia incentrata su due aspetti distinti, persino opposti, ma che, nonostante questo, nel suo lavoro sono riusciti a trovare una convivenza: l’istinto e la ragione.

L’istinto lo ha portato a raccogliere, collezionare e “archiviare”, sotto strati di colore o di carta o in buste di plastica, piccoli oggetti, frammenti della quotidianità più spicciola. L’istinto, e con esso il caso, lo ha portato a sgocciolare su carte e su tele fili di colore, macchie di pittura, colate di materia che si sono raddensate in grumi o in matasse aggrovigliate. La ragione, invece, lo ha spinto a dare a tutto questo ordine e rigore. Da qui il bisogno di ritagliare quelle superfici convulse in riquadri regolari e di ricomporre in una nuova pagina di racconto quelle ritrovate geometrie (Collage). Superfici che si arricchiscono pure di sottili foglie d’oro, quelle che Raffaele Carrieri aveva definito “magiche scacchiere” (Tableaux dorés). E ancora, la ragione (velata di sottile malinconia) ha fatto nascere in lui la necessità di “archiviare” i piccoli frammenti della vita (trucioli, mozziconi, carte, pezzi di giocattoli, legnetti, fili…) in sacchetti trasparenti e li ha poi allineati come fossero i giorni di un calendario: uno struggente diario di una biografia fatta di piccole cose (Testimonianze). Il medesimo bisogno di preservare quelle minuzie della vita gli ha fatto affogare dei giocattoli nel gesso o sotterrare, sotto strati di carta bagnata e colate di gomma, futili oggetti comuni (Impronte). Per lo più sono oggetti inutili, cose trascurabili, materiali di scarto, vecchi, consunti, dimenticati, ma, come dice l’artista, “con un aspetto molto poetico” perché sono tracce raccattate qua e là lungo il cammino della vita. “Io volevo ricostruire parte della mia vita, quasi tutti questi oggetti erano miei, appartenuti a me, alla mia infanzia. Poi ho collegato questo problema agli altri, ricostruendo attraverso questi oggetti la vita dell’uomo, raccontando proprio ciò che era avvenuto attraverso l’incontro con gli altri in una giornata”. Quell’imbustare, in un sommario e approssimativo tentativo di catalogazione; quell’imprigionare le cose tra il gesso (come blocchi di ambra bianca) e quel continuo duplicare sagome prelevate dalla vita hanno solo uno scopo o, se si preferisce, una romantica illusione: non dimenticare. Lo scopo: la memoria, quell’interminabile stratificazione di ricordi e di pensieri che si accumula in una vita. Ma a Bianco interessa non perdere nemmeno un solo secondo di questo racconto, neanche il più piccolo e insignificante brandello di materia, perché dal particolare si può arrivare al tutto e anche l’infinitamente piccolo può contenere in sé l’idea del tutto perché ne è parte generante. 

La ragione, poi, lo ha aiutato a conquistare quello spazio che lo ha sempre ossessionato. Dalle prime opere tridimensionali (che lui chiama più sinteticamente 3D. E sono dei primi anni cinquanta), dove il colore (organizzato in geometrie di liciniana memoria) o il segno (tratteggi ordinati e affiancati, come nelle incisioni morandiane) sono stesi su fogli di carta o di vetro sovrapposti, ai successivi 3D, quando la pennellata è scomparsa e sono rimasti solo alcuni strati di plexiglas (ma anche legno o metallo) sagomati e sovrapposti, opere che ricordano i noti teatrini di Fontana (per altro successivi alle esperienze di Bianco).

Dai primi dipinti degli anni quaranta, fino all’ultimo ciclo dell’Arte Elementare, passando per l’Arte Nucleare, l’Arte Improntale e le Sculture Viventi, la sua ricerca si è rivelata come un continuo desiderio narrativo, un’insopprimibile urgenza di far sapere, di testimoniare, prima di tutto a se stesso e poi agli altri, ciò che avviene in ogni spicciolo di vita prima che ogni secondo vada perduto per sempre. Così, gesti insignificanti, cataloghi di cose piccole e senza valore (un mozzicone, il braccio di una bambola, la carta di un cioccolatino) grazie a Bianco acquistano una posizione primaria, ottengono l’attenzione del mondo. “La mia natura – riconosce l’artista - è una specie di negozio per le vendite al dettaglio, mi concentro piuttosto sul frammento, o per natura o per mancanza di mezzi”.

 

SCHEDA TECNICA

Remo Bianco (1922-1988). L’istinto e la ragione.
La poetica del frammento e la conquista dello spazio
 

A cura di: Lorella Giudici

Periodo espositivo:  8 novembre 2008 - 11 gennaio 2009

Orario:

  • Aperto: da lunedì a sabato e domenica pomeriggio
  • Chiuso: 8, 25 e 26 dicembre 2008, 1 gennaio 2009
  • Orario: dalle 9.00 alle 13.00 – 16.00 alle 19.00

Ingresso gratuito



Parco Eolico di Pontedera
Energia prodotta dal parco in KWH il giorno 12/02/2012

ISCRIZIONE NEWSLETTER
Nome:
Email:
Scelta newsletter:
Mi voglio:

INDICE NEWSLETTER:
« febbraio 2012 »
do lu ma me gi ve sa
1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29