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25 aprile 2005: 60esimo anniversario della Liberazione

creato da redazioneUltima modifica 28/04/2005 09:26

Il 25 aprile 1945, 60 anni fa, in Italia terminava la guerra, si completava la Liberazione anche grazie all’azione dei partigiani, il nostro Paese tornava ad assaporare la pace, la libertà, la ricomposizione degli affetti, come ha scritto Vittorio Foa. Gli internati, i deportati, i profughi, i prigionieri, cominciavano a cercare i propri parenti. Le famiglie si ricongiungevano, potevano ricominciare a vivere, a gustare quella quotidianità, quella tranquillità che oggi ci appaiono scontate.

La guerra mondiale e la dittatura nelle quali il fascismo ci aveva sprofondato erano terminate.

E’ difficile per noi, per coloro che fortunatamente non hanno vissuto una guerra, per chi non ha avuto esperienza diretta di cosa sia significato quel periodo buio, capire lo stato umano che ogni essere vive durante un conflitto e durante una dittatura.

In questi anni molto si è cercato di fare per raccontare, attraverso le immagini, i documenti, le lettere, le testimonianze, quello che è stato.

Non è facile. Anzi è davvero una impresa improba selezionare, capire, riflettere, di fronte alla miriade di messaggi che ogni giorno ci giungono attraverso ogni media e con ogni strumento.

Non è per niente facile. Anche perché la democrazia, tra le altre cose, ci ha permesso di vivere un relativo benessere economico e sociale.

Non dobbiamo mai dimenticarlo.

E’ vero, il 25 aprile è una data gioiosa. Una data che da anni significa libertà, democrazia, incontro, pace.

E allora, oggi come mai, dobbiamo chiederci perché la ricorrenza del 25 aprile, la lotta di Liberazione, la riconquista della democrazia, subiscono così tanti attacchi, sono al centro di così tanti tentativi di revisione o di sottovalutazione? Noi possiamo e dobbiamo rappacificare la memoria divisa, ma come è possibile mettere sullo stesso piano i resistenti e i Repubblichini di salò. Coloro che hanno lottato per la libertà e coloro che volevano negarla. Eppure autorevoli esponenti di Governo lo fanno! Apprezzo il comportamento di esponenti importanti della destra europea, ad esempio francese e tedesca, che hanno sempre preso posizioni chiare di condanna verso il fascismo e il nazismo.

Io credo che chi oggi vuole attaccare il 25 aprile lo fa perché vuole attaccare la sostanza della democrazia. Vuole ricacciarci indietro di 60 anni. Vuole di nuovo un Paese che viva nella chiusura, nel silenzio, e nell’assenza di diritti. Vuole un mondo che si difende con piccole patrie e la guerra e non un mondo unito che avanza con la pace. Noi apprezziamo la destra europea.

E non è casuale che questi attacchi non vadano scemando con gli anni. Anzi ogni anno che passa si fanno più duri. La memoria di quel passaggio è una memoria che qualcuno non ama. La democrazia conquistata dalla Resistenza contro la dittatura è il segno del diritto, della civiltà, della nostra Costituzione, dell’unità del Paese e della vittoria sul populismo, sul privilegio, sul predominio dei pochi, sui razzismi, sulle mafie.

La democrazia non è mai definitivamente acquisita. La democrazia è una pratica che ogni giorno ha bisogno di essere rinvigorita. E’ per questo che occorre difenderla da chi la osteggia. Ed è per questo che, mai come questa volta, ci sentiamo impegnati a lottare contro ogni insidia. Anche da parte di coloro che fraintendono la libertà con la supina accettazione di qualsiasi idea.

Sulle nostre lapidi possiamo leggere ancora i nomi di nostri concittadini che hanno pagato con la vita l’amore per la libertà e la contrarietà al fascismo. Anche a Pontedera.

I costituenti, nella Resistenza, combatterono contro il Fascismo e contro il Nazismo, non accettando supinamente di dare cittadinanza a quelle aberranti ideologie.

Nella nostra Costituzione, repubblicana e democratica, scritta con il sangue di centinaia di migliaia di morti, la “ricostituzione del partito fascista, sotto qualsiasi forma” è stata vietata. La volontà dei nostri costituenti è stata chiara: e sicuramente non era una volontà illiberale.

Chi ci ha liberato lo ha fatto per non rivedere mai più il braccio levato nel saluto romano, le effigi del duce Mussolini, i simboli e i richiami celtici e runici delle svastiche naziste, la voglia nostalgica di un assurdo ritorno al passato. Che direbbero Alvaro Fantozzi, Franco Niccolaioni, Gaddo Cei, Corrado Bellucci, Vittorio Caciagli, Vasco Gronchi, Vasco Mazzinghi, Paris Profeti, Galliano Bertelli, Italo Geloni, di fronte a queste scellerate quanto velleitarie provocazioni neofasciste riproposte qui a Pontedera e in altre parti del Paese ad opera di Forza Nuova?

Solo l’intervento delle forze dell’ordine che ringrazio ancora, ha impedito il verificarsi di disordini sul corso cittadino. Che direbbero dei deliri, proclami, razzisti e xenofobi loro, partigiani, sindacalisti, rappresentanti politici, appartenenti alle forze armate e alle forze dell’ordine, semplici cittadini, donne e uomini che si sono battuti e sacrificati per un Paese di diversi, ma uniti e liberi come ha recentemente scritto Giorgio Bocca.

Ce lo chiediamo e lo chiediamo anche noi rappresentanti eletti dal popolo al Parlamento, alla Magistratura e agli autorevoli apparati dello Stato. L’ideologia del fascismo non è forse un reato? Pontedera si sarebbe aspettata una parola di comprensione dalle alte cariche istituzionali: parole che i sindacati Cgil, Cisl e Uil, i sindaci, e gli onorevoli della zona hanno avuto. Imre Kertesz (ebreo nato a Budapest, deportato ad Auschwitz e liberato a Buchenwald nel 1945, premio nobel per la letteratura 2002 nel libro “Essere senza destino”. Romanzo sui campi di concentramento scrisse: “So bene che pur di poter vivere il prezzo che pago è di accettare qualunque punto di vista… Non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza”. E’ “La banalità del male” come è stato scritto da Hannah Arendt. Occorre impedire che si alterino i livelli di coscienza democratica ed antifascista.

Per questo mi sento di dire, oggi come mai, che dobbiamo tenere alta l’attenzione.

Ci sono, oggi, le condizioni perché il Paese continui a crescere e a migliorare. Ma ci sono anche i tentativi di affrontare le crisi con atteggiamenti di chiusura e riduzioni dei diritti di tutti.

Manteniamo alta la nostra attenzione, siamo uniti contro ogni provocazione, senza estremismi, ricacciamo ogni terrorismo ed ogni violenza, ogni idea totalitaria, lavoriamo per una Italia migliore, una Italia unita, un Paese democratico di cittadini responsabili e solidali. Viva il 25 aprile.  


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