25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE
Poche, brevi parole prima di recarci a Calcinaia, dove come di consueto,
celebreremo insieme agli altri Comuni della zona, l’anniversario della
Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, la fine della guerra, la
riconquista della democrazia a cui seguì la promulgazione della
Costituzione Repubblicana la base fondante del nostro sistema democratico
che siamo chiamati a difendere, rispettare, attuare.
Nell’atrio del Comune di Pontedera è apposta una lapide in cui sta scritto
“Perché nei tempi vengano ricordati quanti caddero combattendo il
fascismo per ridare all’Italia libertà e dignità” e sono elencati i nomi dei
martiri antifascisti Corrado Bellucci, Vittorio Caciagli, Vasco Gronchi,
Vasco Mazzinghi, Paris Profeti, Galliano Bertelli e i nomi dei partigiani
caduti Bruno Bozzi, Manrico Fiorentini, Enzo Fiumalbi. Accanto, in
altre lapidi, si ricorda l’eccidio dell’Assessore Comunale Alvaro
Fantozzi ucciso da sicari fascisti e il sacrificio di Gaddo Cei e
Franco Niccolaioni, caduti sul fronte spagnolo. Davanti al palazzo Comunale
si ricordano “le distruzioni e le stragi di guerra del gennaio
1944”.
Tutto questo non è passato remoto è avvenuto solo qualche decennio fa.
Oggi possiamo riflettere su questo passato e pensare al futuro grazie
a quei giovani, a quelle donne e a quegli uomini che sono morti per offrire
a noi un mondo migliore. Per le nostre libertà.
Se la Storia è maestra di vita occorre che tutti noi impariamo a conoscerla
meglio. La memoria di quello che è accaduto ci deve aiutare a comprendere
quali errori non vanno ripetuti così che, senza dimenticare, possiamo
compiere un’opera di riunificazione della coscienza del Paese a
partire dai sentimenti di antifascismo, dai propositi di ripulsa di ogni
dittatura, dai valori della democrazia e della libertà così come avviene in
tutte le nazioni europee.
E confidiamo che le celebrazioni e le motivazioni del 25 aprile
coinvolgano e unifichino tutte le coscienze, le forze politiche e
sociali del Paese e vedano impegnate le istituzioni senza
riserve o revisioni, dal primo ministro all’ultimo comune.
Non tutte le primavere si sono avverate, alcune si sono rivelate illusorie,
alcuni ordini sociali auspicati, rivelatisi ingiusti e lesivi dei diritti,
si sono dissolti. Ma tutti coloro che si sono battuti, con le loro diverse
idee, ci hanno donato il seme della libertà e della democrazia che abbiamo
potuto impiantare, che sta a noi far fruttare ancora affinché il mondo, il
nostro continente non siano solo basati sugli interessi sperequati del
mercato non siano sempre di più attraversati da ingiustizie profonde,
conflitti e azioni terroristiche, sopraffazioni, rivalità etniche, ma siano
finalizzati al bisogno di uguaglianza e di solidarietà dell’uomo.
Ogni fede ha i suoi martiri. Ogni guerra i suoi orrori. I tedeschi in
ritirata minarono e distrussero il centro di Pontedera. Nell’orto del Rosati
nel gennaio del 1944 decine e decine di cittadini perirono sotto i
bombardamenti alleati che completarono la distruzione della città, vogliamo
ricordarli. In tutta Italia gli eccidi per mano fascista e nazista si
susseguirono. L’efferato, ingiustificabile eccidio delle Foibe grida il suo
risarcimento alla storia. Oggi vogliamo commemorare anche quelle
vittime.
Per tutto quanto è trascorso noi speriamo di esserci conquistato, citando
B.Brecht, un posto tra quei popoli fortunati che non hanno più bisogno di
eroi.
Ma se questo è e sarà possibile, lo dobbiamo a coloro che, durante la
resistenza fino al 25 aprile del 1945, seppero scegliere la parte giusta tra
le due che si fronteggiavano. La parte dei liberatori, delle forze che
volevano difendere la libertà ed estenderla e respinsero la parte dei
nazi-fascisti, dei repubblichini di Salò, di coloro che quella stessa
libertà volevano sopprimere, perseguendo un disegno belligerante e
razzista.
E allora, ricordando le vittime dell’Olocausto, i milioni di ebrei
perseguitati e uccisi dal nazismo, la tragedia che l’Associazione degli ex
deportati di cui faceva parte Italo Geloni ha sempre tenuto desta nella
nostra memoria, ripetiamo ancora le parole del Diario di Anna Frank scritte
pochi giorni prima che i tedeschi irrompessero nell’alloggio segreto per
deportarla nel campo di concentramento dove morì nel 1945, tre settimane
prima della fine della guerra e della liberazione.
“E’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze
perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante
tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è
impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della
confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più
forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di
migliaia di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si
volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che
ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità”.
In questi propositi, tutti, di ogni parte o fede, possiamo riconoscerci e
riconciliarci.
Questa voce e queste parole, questo monito e questo messaggio sono ancora
vivi, sono storia, sono presente, sono futuro, attraversano questo nuovo
millennio.
Se oggi celebriamo il sessantunesimo della Liberazione (che da noi avvenne
il settembre del ’44) il 2 giugno di quest’anno celebreremo il sessantesimo
anniversario della Repubblica Italiana. Lo faremo davanti a tutti i
cittadini, anche ai nuovi, a coloro che hanno ottenuto la cittadinanza
italiana, avendo alle spalle una storia di fatica, di migrazione. Ed è
significativo che oggi a manifestare insieme a noi sia presente
il presidente del Consiglio Comunale dei cittadini stranieri di
Pontedera. La parola Liberazione acquista così un significato ancora più
esteso, oltre che all’affrancamento dalla dittatura si riferisce
alla liberazione dall’ingiustizia, dalla povertà a cui il mondo è
ancora sottoposto. Diviene memoria vigile di un bisogno e di una speranza
ancora presenti: la giustizia, la pace, la serenità per il nostro Paese, per
l’Europa, per tutte le nazioni del mondo.
Viva la Resistenza, viva il 25 Aprile.
Paolo Marconcini
Pontedera 25 Aprile 2006





