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Commemorazione vittime italiane in Iraq

creato da redazioneUltima modifica 14/01/2004 18:38

Testo del discorso del sindaco tenuto nel Consiglio Comunale straordinario del 18 novembre


In occasione della giornata di lutto nazionale e della commemorazione delle vittime italiane in Iraq

“La morte rende muti” dice un detto delle nostre terre. In un momento come questo tutti noi siamo senza parole. Ma non posso sottrarmi al compito di dare voce ad una riflessione di tutti noi, della comunità di Pontedera, su quanto accaduto e dare un senso a questa nostra commemorazione.

Diciannove cittadini italiani, carabinieri, militari, cooperatori, padri di famiglia, uomini come noi, hanno perso la vita lontano dall’Italia. In una terra in cui si erano recati con l’intento di portare la pace, il rispetto, la democrazia.

Diciannove bare allineate una affianco all’altra ci danno un senso di smarrimento.Facciamo fatica a pensare 19 drammi, diciannove famiglie gettate nello sconforto, la vita di tante persone cambiate in un attimo.

Mi ha fatto impressione, tra le tante storie, quella di un carabiniere che si era recato in missione per aiutare il figlio malato e costretto in carrozzina. Ieri il figlio era vicino alla bara del padre. Di quel padre che ha dato la sua vita per provare a costruirgli un futuro migliore.

Di fronte a tutto questo credo che occorra riscoprire le ragioni del rispetto e della nostra società. Le ragioni che legano gli esseri umani tra di loro, in una etica più forte. Dobbiamo imparare da questi fatti ad essere diversi. Maturare.

La coscienza civile deve maturare.

Di fronte a questi fatti anche la politica deve cedere il passo al cordoglio e alle comuni ragioni del sentire umano.

La pace e la convivenza sono una di queste esigenze primarie condivise. Dobbiamo tutti opporre il rifiuto più fermo di ogni forma di violenza. Il terrorismo, ogni forma di terrorismo, deve essere debellato. La nostra condanna deve essere totale. Non possiamo dimenticare la scia di sangue che in questi giorni sta funestando la convivenza nel mondo intero. Un italiano è morto anche nell’attentato alle Sinagoghe di Istanbul. La nostra condanna è assoluta contro un attentato odioso che vuole riesumare i mostri dell’antisemitismo.

Così chiediamo anche a tutti di fermare i conflitti , come quello tra israeliani e palestinesi, lo scellerato ricorso alla logica del terrore  che provocano morti su fronti contrapposti. Tutti quei morti sui vari scenari di guerra pesano sulle nostre coscienze e mettono a rischio la pace. Occorre affermare un ruolo più incisivo dell’Europa, richiamare la presenza degli organismi internazionali, dell’ONU per mettere in atto una vera politica di riequilibrio, di disarmo, di pacificazione, non imposta da un paese o da una potenza, ma condiviso dal concerto delle nazioni. Libertà, giustizia, corretta distribuzione delle risorse, sono i presupposti fondamentali per diffondere e preparare la pace in un mondo più equo e più solidale.  

Qualcuno ha paragonato il mondo di oggi a un immenso Titanic che si sta avviando alla collisione con il suo iceberg.

E’ vero. Se l’uomo di domani non sarà diverso. Se l’umanità non modificherà la propria indole per l’uomo si potrebbe aprire un futuro molto nero.

In questo senso credo che l’unico modo che noi abbiamo per onorare la memoria di questi nostri concittadini sia quella di trarre da questa dura lezione gli strumenti per un mondo di pace. Credo che questo è ciò che loro avrebbero voluto per i loro figli. Credo che questo sia il modo migliore per dimostrare loro il nostro affetto e la nostra riconoscenza. Grazie a tutti coloro militari, civili, laici, religiosi impegnati nelle missioni di pace e di giustizia. Sono fortunati quei popoli che non hanno bisogno di eroi. A voi questa fortuna non è toccata Grazie carabinieri, soldati, civili italiani caduti nell’adempimento del vostro dovere anche questa comunità si stringe intorno a voi e ai vostri familiari come tutto il Paese.

Pontedera, 18 novembre 2003



Paolo Marconcini



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