Sull’iniziativa svolta dalla Fiom sulla vicenda dell’ingresso in Borsa della Piaggio
Dichiarazione del sindaco di Pontedera Paolo Marconcini relativa all’iniziativa svolta dalla Fiom sulla vicenda dell’ingresso in Borsa della Piaggio
Intanto non sono d’accordo per una questione di metodo: il ruolo di Cusani è stato molto sopra le righe rispetto alla consulenza assegnata dalla Fiom. Oltretutto ne l’ex finanziere divenuto famoso con Tangentopoli e nemmeno altri possono permettersi di dare lezioni morali sugli investimenti dell’Immsi in Sardegna e in Puglia. Certe affermazioni sono fuori luogo e fuori tema e sembrano denotare un atteggiamento pregiudiziale e denigratorio. Entrando nel merito: è giusto svolgere un ruolo critico sulla vicenda Piaggio e anche sulla quotazione in Borsa. Credo anch’io che un mix di Opv e Ops (Offerta pubblica di vendita e offerta pubblica di sottoscrizione) sia una scelta migliore per il ricorso al mercato borsistico. Però altre illazioni e riferimenti alle vicende Cirio e Parmalat ripetute nel corso della conferenza stampa ci sembrano improprie, non fondate, e tese a gettare discredito.
E’ giusto inoltre tutelare il consumo dei cittadini ma trovo discutibile l’appiattimento della tutela dei consumatori-risparmiatori-investitori pder i quali un ragionevole rischio non può essere escluso, con gli interessi dei lavoratori. Ognuno deve fare il suo mestiere.
Il Piano Industriale essere un reale impegno per quanto riguarda gli investimenti e deve basarsi su un rapporto corretto con le aziende ed il territorio. Per questo è sacrosanto vigilare e lottare.
E’ altresì vero che in una fase delicata come questa un mancato successo del ricorso alla Borsa potrebbe pregiudicare il futuro dell’azienda e l’occupazione dei lavoratori.
In questo senso l’iniziativa della Fiom mi è parsa disinvolta. Anche perché, al di là del giusto rigore di cui Cusani sembra essere diventato maestro, è difficile distinguere tra gli interessi, legittimi, in gioco.
Abbiamo passato fasi in cui la Piaggio sembrava essere sull’orlo del fallimento, con gli investimenti e i pagamenti dei fornitori azzerati. L’arrivo di Roberto Colaninno ha coinvolto le banche nella partecipazione dell’azienda. Oggi certo sembra necessario che gli istituti di credito si ritirino ricorrendo al mercato per collocare le loro quote azionarie. Del resto credo che non sia ruolo precipuo della banche fare gli industriali. Noi abbiamo bisogno di una industria, di un imprenditore, non solo di capitale finanziario.
Inoltre vi sono già organismi di tutela per il ricorso in Borsa, appare capzioso e pleonastico richiamare gli enti di controllo ad un ruolo già dovuto. Mi sembra giusto che ci sia il controllo del Piano Industriale e l’attivazione di un tavolo delle 2 ruote (da tempo richiesto al Governo di centrodestra e mai ottenuto) affinché vi sia una rispondenza tra la giusta tutela del territorio e dei lavoratori e il progetto di valorizzazione dell’azienda.
E’ giusto inoltre tutelare il consumo dei cittadini ma trovo discutibile l’appiattimento della tutela dei consumatori-risparmiatori-investitori pder i quali un ragionevole rischio non può essere escluso, con gli interessi dei lavoratori. Ognuno deve fare il suo mestiere.
Il Piano Industriale essere un reale impegno per quanto riguarda gli investimenti e deve basarsi su un rapporto corretto con le aziende ed il territorio. Per questo è sacrosanto vigilare e lottare.
E’ altresì vero che in una fase delicata come questa un mancato successo del ricorso alla Borsa potrebbe pregiudicare il futuro dell’azienda e l’occupazione dei lavoratori.
In questo senso l’iniziativa della Fiom mi è parsa disinvolta. Anche perché, al di là del giusto rigore di cui Cusani sembra essere diventato maestro, è difficile distinguere tra gli interessi, legittimi, in gioco.
Abbiamo passato fasi in cui la Piaggio sembrava essere sull’orlo del fallimento, con gli investimenti e i pagamenti dei fornitori azzerati. L’arrivo di Roberto Colaninno ha coinvolto le banche nella partecipazione dell’azienda. Oggi certo sembra necessario che gli istituti di credito si ritirino ricorrendo al mercato per collocare le loro quote azionarie. Del resto credo che non sia ruolo precipuo della banche fare gli industriali. Noi abbiamo bisogno di una industria, di un imprenditore, non solo di capitale finanziario.
Inoltre vi sono già organismi di tutela per il ricorso in Borsa, appare capzioso e pleonastico richiamare gli enti di controllo ad un ruolo già dovuto. Mi sembra giusto che ci sia il controllo del Piano Industriale e l’attivazione di un tavolo delle 2 ruote (da tempo richiesto al Governo di centrodestra e mai ottenuto) affinché vi sia una rispondenza tra la giusta tutela del territorio e dei lavoratori e il progetto di valorizzazione dell’azienda.





