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Intervento di risposta collettiva sugli arredi urbani

creato da redazioneUltima modifica 12/12/2003 14:30

Cari cittadini,

sto completando la bozza del nuovo programma amministrativo da consegnare alla coalizione di centrosinistra che intende riconfermarsi al governo di Pontedera e l’eco del dibattito, degli apprezzamenti e delle polemiche sul Piazzone mi giunge mentalmente un po’ da lontano. La Piaggio, l’indotto, la realtà industriale e del terziario, il nuovo piano regolatore o strutturale che dir si voglia, l’ospedale, i servizi socio-sanitari, il polo scolastico, la cittadella della ricerca e della cultura, il nuovo teatro, la multisala cinematografica, la politica per i quartieri e le frazioni, lo sviluppo di Pontedera. Questi  sono i temi intorno a cui in molti anni di buona e corretta amministrazione ed anche in questi più recenti -credo- la nostra amata città è cresciuta. Sono temi “nostri”  in  cui mi sono immerso e ogni riemersione mi procura inevitabilmente un lieve senso di disorientamento, una sensazione come di perdita di tempo. Mi scuserete per questo.

Solo adesso posso rispondere, quindi, alle numerose domande che leggo su questo forum. Molte riguardano la questione del Piazzone, dei lavori relativi all’arredo urbano. Per questo vorrei rispondere a tutte attraverso questo intervento che tenterà di dare una risposta ampia e articolata.

Innanzitutto mi preme sottolineare come sia davvero mal posta la domanda che su questo forum è ripetuta più volte: “Perché Bartalini?”. E spiegherò perché è una domanda malposta cercando di dare risposte anche alle altre domande.

Innanzitutto le questioni di cui si sta parlando rappresentano una parte marginale delle diverse iniziative che vengono svolte a livello culturale. Occorre anche premettere che l’amministrazione ha sempre seguito procedure trasparenti e di legge per ogni appalto di importo rilevante, secondo le norme.

Inoltre tutti possono fare proposte relative all’arredo urbano che l’amministrazione comunale valuta: da Bartalini agli artisti, dagli architetti ai cittadini.

E’ perfettamente nelle regole e risponde a criteri di efficienza la possibilità di non fare grandi gare per lavori di un importo non rilevante come nel caso dei lavori di arredo urbano nel Piazzone. In questo caso è possibile scegliere affidando i lavori sulla base di una opportuna valutazione.

Ma la cosa che è più importante che tutti sappiano, e che evidenzia l’errore nella domanda contenuta nel forum, è che questa amministrazione comunale non ha conferito incarichi che comportino compensi all’architetto Bartalini. Sul Piazzone abbiamo noleggiato le strutture di abbellimento, siamo stati disponibili ad accettare i suoi consigli, ma non c’è alcun rapporto professionale con lui. Non si spiega quindi questo accanimento da parte dei detrattori.

Il problema francamente non mi pare quello di ragionare intorno ad un architetto, decidere se immolarlo o giubilarlo sulla pensilina di Piazza Martiri della Libertà. Altri architetti, altri professionisti hanno fatto molte cose a Pontedera belle o brutte, dipende dai gusti, e non se ne è mai discusso. Tantomeno parlerei di uno stile, new o old che sia, e – ridicolo solo pensarlo- di arte di regime.

A me non sempre piacciono i concetti artistici che spesso esprime l’architetto Bartalini, a cui pur riconosco, senza pregiudizio, una certa genialità, se questo può interessare; sorvolo francamente sulle sue libere osservazioni, i miei riferimenti artistico-culturali sono diversi e allora? Non mi piacciono sotto un profilo estetico nemmeno altre cose che vedo sul Piazzone e in altre parti della città. E voglio ribadire ancora una volta che è fondamentale non confondere arte con arredo urbano. Scenografia effimera a parte di questo si tratta prevalentemente: sono panchine, vasi e fiori ciò che con poca spesa può rimanere alla nostra città e questo è un bene. Come è un bene aver alleggerito la principale piazza cittadina dal traffico automobilistico riconquistando un po’ più di pedonalità in quella zona per tutti i cittadini. Ci voleva e ci vuole un coraggio non effimero, ne converrete.

Ma il tema non è solo questo, il tema più complessivo è se in fondo alle nostre riflessioni di livello strutturale vogliamo aprire un confronto con cittadini ed i professionisti che non pensano solo all’ufficio sul significato da dare alla parola città. Cos’è la città? Il luogo dove si svolgono i nostri servizi, i commerci, la nostra attività, dove espletiamo prevalentemente ciò che rientra nella dimensione dell’utile?  O è anche il luogo dove per necessità o per scelta ci siamo insediati e svolgiamo la nostra vita, tutti noi cittadini: donne, uomini, anziani, giovani e bambini. La nostra casa comune insomma. Ma allora nelle nostre case, oltre gli spazi e i beni di utilità e dopo aver pensato a soddisfare i bisogni essenziali, chi di noi non spende qualcosa, poco tanto a seconda di ancora ineguali disponibilità, per arricchire le pareti di quadri, per disporre fiori, esporre monili -magari esotici, comprati dal rigattiere o sui mercati- oppure oggetti d’arte su mobili in stile o moderni, secondo un arredo dettato dai gusti e dalla cultura di ciascuno?  La città, è vero, ci chiama ad altre responsabilità perché gli amministratori eletti dai cittadini agiscono in nome di tutti, rispondono o cercano di farlo all’interesse pubblico. Però in fondo, su un piano più alto, non dissimile è il ragionamento da fare. Gli uomini, in quanto animali sociali, pensano all’utile, al giusto e, potemmo dire fin dalle prime incisioni rupestri, al bello. Allora se spendiamo il giusto -e a Pontedera direi anche il poco- noi, in toscana, eredi di una cultura di arte, possiamo pensare alle nostre città, anche quelle industriali come la nostra, come a “città belle”?  Entro certi limiti direi di sì. Pontedera non è certo una favela, questa è una sciocchezza, ma può presentarsi meglio ed essere migliore. E questo non dipende solo dall’intervento pubblico -che però può segnare un indirizzo- ma dall’opera e dal senso civico di tanti.

Allora bisogna ricordare che spenderemo all’incirca cinquecento mila euro per risistemare i Villaggi, settecentocinquantamila per ridisegnare completamente piazza Stazione, duecentomila per rifare piazza Garibaldi. In fondo semmai per Piazza Martiri della Libertà spenderemo solo poche migliaia di euro. Ed è bene non dimenticare il forte impegno, anche economico, profuso per dotare gli spazi verdi pubblici di attrezzature per il gioco dei bambini: anche questo in senso lato è arredo urbano. Né sono state trascurate viabilità, parcheggi, illuminazione e il rifacimento di piazze in tutte le più importanti frazioni. L’elenco delle opere pubbliche realizzate sarebbe lungo. Presto sarà pubblicato a consuntivo del lavoro svolto e tutti potranno giudicare.

La città è più ricca di opere d’arte: Cascella, Vangi, fra poco gli scultori del Simposio con i Comuni della Valdera; il patrimonio di pittura si è impreziosito in virtù delle iniziative del Museo Piaggio e del centro d’arte Otello Cirri grazie all’opera del comitato artistico e del suo direttore Dino Carlesi.

Stiamo progettando la realizzazione di un muro in via del Risorgimento su cui sarà raffigurato un grande mosaico su disegni di Enrico Baj, il grande maestro recentemente scomparso.

Nella rotonda di Via De Gasperi, rimuoveremo, in collaborazione con la Fondazione Arpa che ringraziamo, l’installazione provvisoria da essa offerta per deporvi permanentemente un’opera scultorea di Arturo Carmassi.

Stiamo affrontando con Mino Trafeli le problematiche relative alla realizzazione di una scultura ispirata alla Vespa da collocarsi in città.

Nella rotonda di collegamento alla superstrada gli elefanti stanno lasciando il posto ad altre installazioni. Lo spazio che deve essere necessariamente provvisorio, dato che verrà tra pochi anni risistemato per l’immissione della nuova circonvallazione, sarà a disposizione di artisti, registi, architetti, professionisti, critici dell’arte e del pensiero che possono fin d’ora proporci altre installazioni gratuite come ha fatto Bartalini. Una città può e deve spendere in maniera commisurata per arricchire il proprio patrimonio culturale, ma il mercato esiste e gli sponsor servono. Vediamo quanti si presenteranno. Rimango in attesa di idee e di proposte.

Credo che la sostanza sia questa - il resto mi interessa meno - aver dettato il tema del conseguimento di una maggiore qualità del decoro urbano. Uno spunto in più per tutti.

 

Pontedera, 9 settembre 2003

Paolo Marconcini






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