26.11.2004 - Giornata di studi “Impresa e cultura: un incontro possibile”
Intervento del sindaco Paolo Marconcini al Museo Piaggio in occasione dei 10 anni della fondazione e dei 120 della Piaggio
Gentili signore e gentili signori,
porto a voi tutti il saluto della città di Pontedera.
La nostra è una comunità relativamente piccola, di meno di 30 mila abitanti, operosa, vivace, attenta. Una città che non ha mai voluto mancare alle sfide importanti, proprie della convivenza con una grande industria come la Piaggio, foriera di soddisfazioni e di difficoltà, di integrazione e di contrasti. La nostra esperienza comune è una storia antica che ci arricchisce.
Proprio guardando a questa storia, perché una comunità deve avere la capacità di guardarsi indietro, dieci anni fa nacque la Fondazione Piaggio: frutto di un incontro prolifico tra enti pubblici e impresa privata, tra memoria del lavoro e dei lavoratori.
Una vetrina di successi e un momento di riflessione. Dopo un periodo di crisi e contrasti, di lotte che si opposero ad una politica di smantellamento produttivo, fu aperta una stagione ispirata a principi di concertazione. Una stagione segnata da speranze e conquiste, illusioni e sconfitte. Una stagione fortemente progettuale.
Il Comune, insieme ad altri enti, Regione Toscana e Provincia di Pisa, e grazie alla disponibilità di un imprenditore illuminato, Giovanni Alberto Agnelli e di un sindaco progressista come Enrico Rossi, decise che occorreva accompagnare la crescita e lo sviluppo, le prospettive industriali, attraverso una riflessione, un momento di sintesi culturale, su cui porre le basi per il futuro. Il rapporto fabbrica-territorio.
E’ nata così la Fondazione Piaggio, uno dei primi esempi in Italia di collaborazione su un piano paritario tra impresa privata ed enti pubblici in un museo d’impresa.
E nacque così anche l’idea del Museo, del luogo della memoria e del mito. Perché la Piaggio, la Vespa di D’Ascanio ed Enrico Piaggio, il suo ruolo in questo Paese, sono ormai a pieno titolo nella storia d’Italia e del mondo.
E senza storia non c’è futuro.
Non sono mancate difficoltà in questi dieci anni. Abbiamo perso, con dolore, uno dei principali protagonisti di quella idea. Ma abbiamo visto crescere la consapevolezza che era la strada giusta, che era un importante mosaico quello che andavamo a comporre.
Intorno al Museo sono arrivati i centri di ricerca, i centri della formazione. Abbiamo incontrato tante idee in questi spazi: artisti e scrittori, allenatori di calcio e pubblicitari, magistrati e intellettuali, sindacalisti e giornalisti. Ognuno ha portato un contributo di pensiero, ognuno ha portato il proprio punto di vista su questa terra e su questo tessuto imprenditoriale, sull’idea che questa città, Pontedera, e questa impresa evoca.
Dal passato al futuro.
Verso questo patrimonio si è rivolta l’attenzione di un imprenditore dinamico come Roberto Colaninno e di nuovi e qualificati uomini d’impresa. Oggi sono qui con noi. Su di loro grava un lavoro importante. Ereditano una tradizione di grande peso. Hanno accettato il sacrificio e raccolto il testimone di una delle aziende italiane più gloriose, che nei 120 anni di storia ha costruito aerei e moto, treni e sogni. Li ringraziamo per aver accettato questa sfida. Ci sono i presupposti per la nascita e la crescita di un polo italiano delle due ruote che faccia perno su questa impresa e questo territorio.
Questa sfida chiama in causa anche il governo nazionale le cui politiche industriali settoriali e complessive non possono essere latitanti. Anche noi ci saremo: aperti, attenti, vigili. Vogliamo portare avanti l’idea di una città e di un territorio industriale con politiche di crescita e di infrastrutturazione.
Non ci siamo mai voltati dall’altra parte e non lo faremo nel futuro. La storia, le immagini, le parole, i documenti di questi archivi lo ricordano. La stessa Fondazione e il Museo Piaggio, ben diretti dal presidente Fanfani, ne sono testimonianza. Una testimonianza importante, da non sottovalutare. Nè siamo abituati a lasciare al proprio destino pezzi della nostra comunità, ad amministrare e a governare da una torre eburnea a lasciar correre l’iniziativa privata senza principi. Nemmeno l’iniziativa privata e la ricerca del profitto hanno, da soli, un potere taumaturgico sulla società: altri pensano questo, non noi.
Ancor di più oggi che la sfida è quella del mercato globale, dei diritti che devono diventare globali, della riscoperta delle ricchezze locali. C’è bisogno di più equità e più innovazione, di cultura, di sapere, dell’università e della ricerca. Qui davanti a noi, in locali che furono della Piaggio, sorgono i Laboratori della Scuola Superiore Sant’Anna, e Pont-tech. Stiamo costruendo un Centro per l’innovazione rivolto all’impresa perché la sfida della competizione si gioca sulla qualità.
La Piaggio sembra avere davanti a sé allo stesso tempo due percorsi non necessariamente divaricanti: la conquista del mercato internazionale e il radicamento nel territorio. E’ auspicabile una scelta propositiva verso l’indotto a cui si sono rivolte le politiche di sostegno della Regione e della Provincia e gli interventi degli enti locali, del Consorzio Sviluppo Valdera, tesi a rendere competitivo e attrezzato il territorio. Anche il mondo dell’impresa locale deve fare però la propria parte per conseguire qualità e competitività, in uno sforzo di maggior concentramento e rafforzamento delle aziende e delle filiere.
Le sfide vanno accettate. E l’obiettivo può e deve essere comune. Il bene del territorio, il giusto profitto, la crescita di tutti.
In una società che mostra sempre più limiti ed epocali incertezze l’unica strada è quella che ricerca un nuovo ruolo per l’impresa che deve porsi come tassello in un mosaico, come attore sociale che arricchisce la comunità e se stessa, per dirla come Adriano Olivetti. La missione sociale dell’impresa era, per Olivetti, un fattore determinante del progresso locale, era un fenomeno culturale, intimamente legato ai processi di cultura. Occorreva un sistema quasi simbiotico tra azienda e territorio. Oggi il quadro è più aperto e difficile ma qui siamo partiti con il piede giusto e per tempo. Lo stesso Museo e la Fondazione che sono uno strumento dell’impresa e del territorio possono essere potenziati per ampliare l’offerta culturale: altri spazi, già noti, possono e debbono essere ristrutturati, recuperati, riconquistati all’uso pubblico e dell’impresa con concorso della Regione, della Provincia, del Comune e della Piaggio. Gli strumenti ci sono: occorre l’impegno di tutti.
Noi siamo qui, c’eravamo ieri, ci siamo oggi e ci saremo domani. Perché questa è la nostra città, la nostra comunità, il nostro futuro. Siamo pronti alle sfide che ci attendono, faremo la nostra parte.
A noi piace pensare che questo sia il giusto cammino che ci attende.
Paolo Marconcini
Sindaco di Pontedera
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