Lettera del Sindaco Marconcini al Direttore del Corriere della Sera
Si riproduce la lettera che il Sindaco Marconcini ha trasmesso al Direttore del Corriere della Sera in merito all'articolo sul triste episodio dei neonati uccisi
Egregio Direttore Stefano Folli,
a pagina 22 dell’edizione odierna del vostro giornale spicca un titolo a tutta pagina: “Neonati uccisi, gli orrori di Pontedera”
Si tratta di un titolo “orrifico” che rimanda a chissà quali pratiche indicibili nella nostra piccola città. Non è così e l’articolo “punisce”, facendola patria di orrori, una comunità che non lo merita.
L’episodio di cui raccontate non è mai stato sottovalutato dal Comune e dalla comunità di Pontedera: nel disinteresse del Paese fu una sorta di dramma collettivo per la nostra comunità. E proprio nei confronti di questa comunità, e non di altri, che quel titolo è ingeneroso. Una comunità che si strinse intorno alla bara del piccolo (ci fu un funerale con migliaia di persone), che lo battezzò e gli diede la dignità di un nome (Angelo Faustino, come il nostro santo patrono), che trovò un luogo degno di sepoltura, che non chiuse gli occhi e che oggi sembra ottenere finalmente giustizia. Una comunità che uscì giustamente e duramente segnata da quella esperienza. Esperienza che non è solo figlia di Pontedera ma anche (e forse più) di un intero Paese che oggi impone modelli comportamentali. E’ stata però proprio la nostra comunità che non ha chiuso gli occhi. Pontedera è un luogo sede di un ospedale e di altre strutture socio-sanitarie che funzionano. Di servizi che ci sono. Da allora abbiamo cercato di fare ancora di più. Anche se riteniamo che non sia nel malessere sociale, di una famiglia tutto sommato normale, che va ricercata la causa di questo dramma.
E’ una città, la nostra, che ancora oggi porta fiori a quella tomba. Che non ha mai sottaciuto, non è stata omertosa, si è raccontata tutto e si è interrogata impietosamente su cosa non avesse funzionato: certo non esiste una “tradizione” di “orrori” come sembra evincersi dal vostro articolo.
Insieme al Prefetto, durante l’ultima cerimonia di commemorazione del nostro concittadino Giovanni Gronchi, illustre presidente della Repubblica, che è sepolto a pochi metri dal neonato ucciso dalla madre, depositammo alcuni fiori della corona proprio sotto la tomba di Angelo Faustino.
Pontedera si è interrogata; altri non lo hanno fatto.
Per questo quel titolo è ingeneroso, proprio con noi. La nostra non è la città “degli orrori”: si tratta piuttosto di un dramma umano e personale. La città quell’orrore lo ha elaborato e ha condannato quanto accaduto.
Spero ci possa aiutare a spiegarlo meglio anche ai suoi lettori.
Paolo Marconcini
Sindaco di Pontedera
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