Intervento del sindaco Paolo Marconcini in occasione della consegna dei premi ex Aequo per la cultura contemporanea
Ringrazio la Regione Toscana per questo riconoscimento che giunge particolarmente gradito. E’ un riconoscimento che divido con la mia città, Pontedera, che con grande partecipazione ha sostenuto e ha capito l’azione che è stata portata avanti in questi anni, per rendere più ricca e apprezzata la comunità.
Ed è un riconoscimento che condivido con coloro che hanno sostenuto questa azione: l’assessore alla cultura Daniela Pampaloni, il Direttore artistico del Teatro Roberto Bacci, il Direttore artistico del Centro per l’Arte “Otello Cirri” Dino Carlesi, il Presidente della Fondazione Piaggio Tommaso Fanfani, il presidente dell’Arci Paolo Bernardini, il Direttore del Centro Studi “Andrea Da Pontedera” Mario Lupi, l’architetto Alberto Bartalini, consulente e regista di alcune “provocazioni artistiche”. A loro si aggiungono i tanti, impossibile citarli tutti, che hanno sostenuto questa azione.
Voglio ringraziare in particolare la Provincia di Pisa per il suo costante sostegno.
Potrete vedere l’azione del Comune di Pontedera nel breve video che seguirà e che illustra sinteticamente ma con dovizia le azioni volte a fare della nostra città un luogo di ricerca e innovazione, di creazione di arte e di cultura.
Il nostro ruolo, di politici è quello di conoscere la realtà per trasformarla in meglio, voglio sperare. Non è facile. Ed infatti non sempre la società riesce ad attuare quelle trasformazioni necessarie per migliorarci. Il sapere e la cultura sono strumenti importanti per questa trasformazione delle coscienze.
Non è facile in questo momento in Italia. Innanzitutto perché mancano le risorse. I Comuni sono gli enti locali che più pagano una politica del Governo nazionale paradossalmente volta a limitare le spese altrui garantendosi i propri margini. E’ colpevolmente errata la politica governativa tesa a limitare pesantemente, con la manovra finanziaria, gli investimenti delle autonomie locali. Ciò stride con gli impegni messi in atto nei nostri comuni. Mette a rischio e rende più incerti, il piano delle opere pubbliche, anche quelle per la cultura.
A Pontedera abbiamo investito sul teatro di ricerca e di sperimentazione, sulle opere d’arte, ma anche per il progetto di nuova biblioteca e di segreteria universitaria, sui centri di innovazione per la produzione e la ricerca scientifica vicini al Sant’Anna, a Pont-Tech nell’area sdel Dente Piaggio, anche grazie ai contributi della Regione, della Provincia e della Comunità Europea. Questo perché pensiamo che la crescita culturale ed economica siano inscindibili, legate da un rapporto virtuoso di causa ed effetto.
Ovviamente insieme all’impegno per la cultura non abbiamo mai dimenticato nemmeno la nostra azione nel sociale, nell’urbanistica e nelle infrastrutture della città. Una città di industrie e terziario.
Ma occorre capire che gli spazi pubblici, lo spazio collettivo, l’”agorà”, le iniziative e soprattutto le strutture culturali permanenti devono recuperare un ruolo di qualità a disposizione di tutti. Si tratta di un bisogno primario.
Per anni ci siamo rassegnati all’idea di vivere in case private magari ben arredate, e di trovare, uscendo di casa, piazze e strade, corsi e luoghi pubblici, nel migliore dei casi grigi e freddi. A Pontedera, in Toscana, abbiamo voluto investire sui luoghi della comunità, dell’incontro, del dialogo, del bello. Per invertire una deriva individualistica e antisociale che la nostra società non può permettersi.
Non sappiamo se “la bellezza salverà il mondo” come Dostoevskij scriveva. Ma sappiamo che il bello è contagioso e che una città ricca di arte e di cultura stimola rispetto e attenzione, verso gli altri e dagli altri.
Siamo a Firenze e voglio concludere citando un sindaco di questa città, Giorgio La Pira: “Amate la vostra città – diceva La Pira – come parte integrante della vostra personalità. Voi siete piantati in essa, in essa saranno piantate le generazioni future che avranno da voi radice: è un patrimonio prezioso che voi siete tenuti a tramandare intatto, anzi migliorato e accresciuto, alle generazioni che verranno. Amatela come si ama la casa comune destinata a noi e ai nostri figli”.
E noi amiamo al nostra città e cerchiamo per quanto possiamo di lavorare per il bene comune.
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