Il programma della serata inizia e termina nel nome di Vienna. La Vienna di Schubert affiora continuamente nella sonata in la maggiore; nel carattere danzante dello spigliato rondò finale e nella generale dolcezza malinconica che conferiscono a questa musica il carattere della nostalgia. Passa il tempo, quasi un secolo, e Vienna è ancora lì con la sua atmosfera elegante, il sapore del valzer e l’Amore, declinato in gioie e dolori dal celebre violinista Fritz Kreisler. Rachmaninov raccoglie queste gemme e le arricchisce di virtuosismo, contrappunti, armonie dense; pochi anni sono trascorsi, ma si coglie il passaggio tra un’epoca che è e qualcosa che non è già più. Il gioco della reminiscenza porta Rachmaninov a ripensare Bach, anche in questo caso partendo da un materiale originariamente destinato al violino; i tre brani dalla Suite in mi maggiore sono un esempio luminoso di arte della trasformazione.Nel cuore del programma, le due sonate di Janacek e Scriabin; entrambe di durata relativamente breve, hanno fonte di ispirazione in eventi tali da suscitare una forte impressione negli Autori, e un’autentica visione in noi ascoltatori. Janacek scrisse di getto la sue sonata dopo l’uccisione, il 10 ottobre 1905 di un giovane studente cecoslovacco nel corso di una manifestazione a difesa della lingua patria in Università; in questa musica tragica e livida le note musicali ci parlano, taglienti e fredde come lame. Scriabin vide il mare per la prima volta, poco più che ventenne, e volle fissare in musica l’emozione riportata; questo mare, a tratti calmo, tempestoso in altri momenti è sempre e comunque profondo e minaccioso. Nel mistero che Scriabin riesce ad evocare risiede la differenza tra descrizione e visione. |