Intervento Marina Calderone Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

Auditorium Museo Piaggio. Giovedì 30 aprile 2026 in occasione della visita del Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella alla Piaggio di Pontedera per la celebrazione della festa del Lavoro

Signor Presidente della Repubblica,
autorità civili e militari,
lavoratori e lavoratrici,
signori Matteo e Michele Colanninno,

celebrare il Primo Maggio in un luogo come questo – gli storici stabilimenti Piaggio di Pontedera – ha il significato di riportare il lavoro alla sua dimensione più autentica: una realtà concreta, che si misura ogni giorno nella capacità di produrre, di innovare, di competere.

Qui il lavoro è esperienza viva, è organizzazione, è intelligenza tecnica, è continuità che si rinnova. Qui si comprende davvero il senso del legame tra lavoro e sviluppo, tra produzione, crescita economica e stabilità sociale.

La nostra Costituzione offre una bussola chiara. L’art. 1 afferma che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. È una scelta di fondo che definisce l’identità del Paese: il lavoro non è una delle componenti del sistema, ma il suo fondamento. L’art. 4 aggiunge un elemento decisivo: riconosce il diritto al lavoro e, insieme, richiama il dovere di ogni cittadino a concorrere al progresso materiale e spirituale della società. Il lavoro è quindi il punto in cui diritto e partecipazione si incontrano, dove la libertà individuale si traduce in contributo alla comunità. L’art. 45 completa questo disegno, riconoscendo la funzione sociale della cooperazione e il valore delle forme di lavoro che si organizzano in modo solidale. Insieme, questi principi delineano un modello in cui il lavoro non è solo attività economica, ma struttura portante della convivenza civile, strumento di integrazione, fattore di equilibrio tra interessi individuali e interesse generale.

In questa prospettiva, il principio che in occasione del Primo Maggio vorrei sottolineare come nostro obiettivo e cuore delle nostre politiche è la qualità del lavoro.
I numeri dell’occupazione e della disoccupazione in Italia, oggi, ci spingono a guardare oltre i risultati raggiunti. Non ci basta, infatti, che il lavoro esista, che l’occupazione aumenti e la disoccupazione diminuisca: il lavoro deve essere regolare e sicuro. Dev’essere capace di sostenere lo sviluppo e, al tempo stesso, garantire condizioni adeguate a chi lo svolge. Dove questo equilibrio si realizza, il sistema cresce. Dove viene meno, si indebolisce l’intero tessuto economico e sociale. La legalità stessa non è un elemento esterno al mercato, ma la sua condizione di funzionamento. Allo stesso modo, la sicurezza nei luoghi di lavoro è parte integrante della qualità del sistema produttivo. Non può essere considerata un costo, ma un presupposto. Questo principio è tanto più evidente in un Paese come il nostro, che ha costruito la propria forza sulla qualità. Il Made in Italy non è soltanto un marchio per il quale andiamo famosi e di cui siamo orgogliosi. Il Made in Italy è un metodo. È la sintesi tra competenza tecnica, capacità creativa e tradizione produttiva. È il risultato di un equilibrio tra sapere artigianale, innovazione, esperienza e ricerca. L’eccellenza italiana nasce da qui: dalla cura del dettaglio, dalla capacità di progettare, dalla trasmissione dei saperi, dal valore attribuito al lavoro ben fatto. In questo luogo, credo che le parole rispecchino l’esperienza di ciascuno di voi. Non è la scala a determinare la competitività del nostro sistema, ma la qualità. Non la quantità prodotta, ma il modo in cui si produce e la qualità che ne deriva. È questa la chiave che ha consentito e tuttora consente all’Italia di affermarsi sui mercati internazionali e mantenere una posizione distintiva anche nelle fasi più complesse. Basti dire che proprio l’eccellenza è lo scudo più potente dei nostri prodotti verso la politica dei dazi.

Rispetto alla qualità del lavoro, le trasformazioni in atto pongono nuove sfide. La tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, sta modificando i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro e la domanda di competenze. Non è un cambiamento limitato a singoli settori, ma un passaggio che coinvolge l’intero sistema. La questione non è se adottare queste tecnologie perché adottarle è inevitabile, ma come integrarle in un modello che continui a valorizzare il lavoro umano. Il vantaggio competitivo dell’Italia resta legato alla qualità delle persone, alla loro capacità di interpretare i contesti, di adattare le soluzioni, di innovare a partire dalla tradizione. Le tecnologie possono rafforzare questo patrimonio, ma non potranno mai sostituirlo.

Da qui emerge con forza un altro tema, sempre legato alla qualità. Il tema delle competenze. Il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro rappresenta uno dei principali limiti alla crescita. Le imprese cercano professionalità che spesso non riescono a trovare, mentre una parte della popolazione resta ai margini del mondo del lavoro.
Questo squilibrio incide sulla produttività, rallenta gli investimenti, riduce le opportunità di sviluppo. Intervenire su questo nodo serve a potenziare i percorsi formativi, migliorare i sistemi di incontro tra domanda e offerta di lavoro, costruire un collegamento stabile tra istruzione, formazione e sistema produttivo.
In questo quadro, particolare attenzione va riservata a chi oggi è inattivo o lontano dal mondo del lavoro. Giovani che non studiano e non lavorano, persone che hanno interrotto il proprio percorso professionale, donne che incontrano ancora ostacoli nell’accesso all’occupazione. Anche in una fase in cui le risorse sono limitate, resta centrale l’impegno a individuare margini per favorire l’ingresso o il rientro nel mondo del lavoro. Non si tratta soltanto di una questione sociale, ma di una condizione necessaria per sostenere il sistema produttivo e affrontare le trasformazioni demografiche in atto. La riduzione della popolazione in età lavorativa rende infatti ancora più evidente la necessità di ampliare la partecipazione e valorizzare tutte le energie disponibili.

In questa direzione si collocano alcuni strumenti che nascono da un’intuizione semplice: usare la tecnologia per rendere il lavoro più accessibile, più trasparente, più coerente con le competenze delle persone.

Il lavoro torna così a essere la cerniera tra sviluppo economico e coesione sociale. Le differenze territoriali, ancora troppo marcate, costituiscono un limite strutturale che incide sulla capacità complessiva del Paese di crescere. Ridurre queste distanze è necessario per rafforzare la domanda interna, migliorare la qualità dell’occupazione, creare condizioni più omogenee di accesso alle opportunità.

Signor Presidente, in conclusione, è in un luogo come questo che si coglie con chiarezza la direzione: innovazione, competenze, qualità del lavoro. È su questi elementi che si fonda la capacità del sistema Paese di affrontare le sfide presenti e future. L’Italia dispone di un patrimonio fatto di cultura industriale, tradizione produttiva, talento diffuso. Mettere a sistema queste risorse significa dare continuità a un modello che ha nella qualità il suo punto di forza.

Il Primo Maggio richiama ogni anno questa consapevolezza: il lavoro, soprattutto la qualità del lavoro, è il perno attorno a cui si costruisce la coesione sociale e, insieme, la capacità di crescita del nostro Paese.

Auguro a tutti buon lavoro e buon Primo Maggio.

Pagina aggiornata il 05/05/2026

Quanto sono chiare le informazioni su questa pagina?

Rating:

Grazie, il tuo parere ci aiuterà a migliorare il servizio!

Quali sono stati gli aspetti che hai preferito? 1/2

Dove hai incontrato le maggiori difficoltà?1/2

Vuoi aggiungere altri dettagli?2/2

Inserire massimo 200 caratteri