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Sull’incidente alla discarica

mercoledì, ottobre 12th, 2011

In relazione all’incidente accaduto ieri alla discarica dell’Ecofor Service di Pontedera l’Amministrazione Comunale esprime la propria solidarietà ai due lavoratori coinvolti. Ci auguriamo che le cure immediate riescano a porli fuori pericolo.

Occorre poi capire cosa è accaduto perché di lavoro non si deve morire o ferirsi.  Sollecitiamo e attendiamo le indagini che l’ufficio Medicina del Lavoro della Asl 5 e i carabinieri della compagnia di Pontedera che stanno ricostruendo quanto accaduto nell’impianto al momento dell’esplosione.

Bisogna intervenire nel Paese per ridurre il fenomeno delle morti bianche (mediamente tre al giorno, nel 2010) e degli incidenti sul lavoro. Tutto ciò, purtroppo, sembra non essere tra le priorità del Governo che anzi propone l’eliminazione della responsabilità in solido dell’appaltatore con il subappaltatore o la cancellazione dell’obbligo di comunicazione all’Inps prima dell’inizio del lavoro. Misure che vanno nella direzione opposta alla prevenzione. Occorre quindi, come sottolineato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “operare affinché i processi di trasformazione territoriale, di urbanizzazione e di sviluppo delle attività economiche siano realizzati con la dovuta attenzione alla sicurezza, alla incolumità pubblica ed al rispetto dell’ambiente e delle sue insostituibili risorse. A tal fine si impone un responsabile impegno da parte delle Istituzioni, nazionali e locali, della comunità scientifica e degli operatori economici per sviluppare la cultura della previsione e della prevenzione, cui va affiancata una costante e puntuale azione di vigilanza e di controllo”.

Pontedera 11 ottobre 2011

Il saluto per la commemorazione dei caduti di Nassirya, 12 novembre 2009

venerdì, novembre 13th, 2009

Porto il saluto della città di Pontedera, mio personale e quello della amministrazione comunale a tutti voi, riuniti in questo luogo per commemorare un triste evento della storia del nostro Paese: la ferita ancora aperta che fu la strage a Nassirya del 12 novembre 2003 nella quale, a seguito di un attentato kamikaze morirono 19 italiani, militari e civili, e 4 iracheni. E’ un obbligo per noi ricordare e celebrare una pagina amara della nostra recente storia. Oggi ricorrono sei anni da quel triste giorno.

Ringrazio la sezione di Pontedera dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri che si è incaricata di mantenere sempre viva la memoria di questo evento. Nel depositare questa corona voglio anche questa volta ricordare i nomi delle vittime di quell’attentato. Sono i carabinieri Massimiliano Bruno maresciallo aiutante e Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte, Giovanni Cavallaro sottotenente, Giuseppe Coletta brigadiere, Andrea Filippa appuntato, Enzo Fregosi sottotenente, Daniele Ghione maresciallo capo, Horatio Majorana appuntato, Ivan Ghitti brigadiere, Domenico Intravaia vice brigadiere, Filippo Merlino sottotenente, Alfio Ragazzi maresciallo aiutante Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte, Alfonso Trincone sottotenente. Ci sono poi i militari dell’esercito: il primo caporal maggiore Alessandro Carrisi, il caporal maggiore capo scelto Emanuele Ferraro, il capitano Massimo Ficuciello, il maresciallo capo Silvio Olla, il caporal maggiore Pietro Petrucci. E ci sono i due civili: il cooperatore internazionale Marco Beci, e il regista Stefano Rolla. Voglio ricordare anche, in questa occasione, che l’attentato fece 140 feriti. E voglio  cogliere questa occasione per ricordare anche tutti gli altri caduti italiani in Iraq: giornalisti, civili, militari. Anche a loro va la nostra riconoscenza e il nostro cordoglio per la meritoria opera di solidarietà verso quelle martoriate popolazioni.

Anche quest’anno il contributo delle nostre forze impegnate nelle missioni internazionali di solidarietà e di pace è stato richiamato nel discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione delle celebrazioni del 4 novembre. Mi associo a quel ricordo. A Pontedera vogliamo mantenere alta la memoria perché riteniamo che occorra riflettere e lavorare per cambiare questo mondo. Senza memoria non c’è futuro e noi invece vogliamo costruire un futuro migliore del nostro passato. Ci auguriamo che questo mondo sappia incamminarsi verso una società più giusta e più unita, un mondo nel quale il dialogo prenda il posto delle armi e del terrore, che i popoli possano vivere con dignità e in pace. Lavoriamo per far sì che ciò avvenga.

Ringrazio tutti i presenti e tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione di questa manifestazione per la sollecitazione che ci hanno rivolto a ricordare questa dolorosa pagina di storia.

Intervento per la celebrazione della Unità Nazionale e delle Forze Armate

lunedì, novembre 9th, 2009

Cari concittadini,

ci ritroviamo oggi per celebrare la fine della prima guerra mondiale (1915-1918) avvenuta 91 anni fa, ma anche per celebrare l’unità nazionale e gli uomini e le donne delle nostre Forze Armate, presidio e garanzia del Paese.

Per la prima volta partecipo a questa cerimonia nella veste di sindaco. In questa veste vorrei cogliere questa occasione per inviare a tutti un messaggio di pace e di fratellanza certo di  interpretare i sentimenti di tutti i pontederesi.

Il mio primo pensiero va a coloro i quali hanno pagato con la vita il proprio impegno per la Patria, per la libertà, per l’edificazione di uno Stato democratico, per la pace tra i popoli.

Un ricordo e un ringraziamento a nome di tutta la mia città e mio personale va agli uomini ed alle donne in uniforme. Ad essi l’augurio più affettuoso e sincero di poter svolgere proficuamente e con serenità la loro importante opera.

Voglio anche fare mie le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in visita in Libano, nei giorni scorsi, in occasione delle celebrazioni per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, ha affermato che “oggi più che mai, sia utile guardare all’immane tragedia del primo conflitto mondiale (ed io aggiungo a tutte le guerre) come ad una grave ferita e frattura nel corso della storia moderna, perché essa vide miseramente spegnersi nelle trincee d’Europa oltre 15 milioni di vite, un’intera generazione, in un vano scontro di posizione, in un ostinato ed ottuso logoramento, in vista di una vittoria che premiò l’alleanza portatrice di ideali di libertà e di giustizia ma senza dar luogo a duraturi equilibri di pace…. E’ interessante ricordare, a tal riguardo, – continua il Presidente della Repubblica – che nel primo decennio del XX secolo i movimenti migratori erano superiori, anche in termini assoluti, a quelli attuali ed il volume dei commerci internazionali rispetto a quello delle produzioni interne era proporzionalmente più alto di quello odierno. Quella prima imponente ondata che può definirsi globalizzante fu segnata peraltro dalla corsa alle colonie intrapresa dai Paesi europei, in una accesa competizione di interessi nazionali contrastanti che certo non fu estranea allo scoppio del conflitto.

Alla Grande Guerra e al Trattato di Versailles, seguì la malaccorta gestione da parte delle democrazie del bene supremo della pace; la profonda crisi economica degli anni Trenta, i conseguenti protezionismi e antagonismi nazionali, l’emergere dei totalitarismi in Europa, culminarono alla fine di quel decennio nello scoppio del catastrofico secondo conflitto mondiale”. Come si può osservare molti di quei fenomeni storici, di quei passaggi, si ripetono… Napoletano continua poi ricordando che “Il mondo tuttavia ben presto si divise in due blocchi contrapposti; i fondamentali elementi di aggregazione nell’Occidente democratico furono la nascita dell’Alleanza Atlantica e l’avvio del processo di integrazione europeo. Una vigorosa e davvero pervasiva ondata di globalizzazione montò soltanto a partire dagli anni Novanta, sospinta dai grandi progressi tecnologici in diversi campi e dal crollo delle barriere – una volta caduti i regimi comunisti dell’Est – che avevano impedito un sostanziale avvicinamento tra Est e Ovest… Nella seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre, cittadini e soldati che avevano saputo affrontare con dignità e senso del dovere le prove e i sacrifici di una sciagurata impresa bellica, si ritrovarono di nuovo insieme, questa volta “uniti contro la guerra”, contro il prolungarsi di una guerra di conquista e di sopraffazione, per un’Italia libera, finalmente grande democrazia tra le democrazie, costruttrice primaria della pacifica cooperazione tra i popoli, tesa a crescere in rinnovata unità nazionale entro il grande, magistrale quadro di principi e di valori della Carta Costituzionale. Quelle esperienze e quei valori devono esserci di insegnamento e di guida oggi che stiamo vivendo una straordinaria transizione, storicamente decisiva verso una società globale sempre più interconnessa ed interdipendente. Ci si presentano in effetti opportunità e rischi senza precedenti. Dobbiamo acquisire piena consapevolezza del ruolo che l’Italia può oggi svolgere nel processo di crescita della comunità internazionale, superando miopie e particolarismi che ancora intralciano il cammino del paese. Dobbiamo guardare all’Europa quale realtà istituzionale, economica e finalmente politica da rendere sempre più concreta ed efficace, in quanto soggetto allo stesso tempo unitario e plurale, capace di contribuire da protagonista al governo della globalizzazione, facendosi portatrice di pace e di sviluppo, di cultura dei diritti e di progresso civile. Con l’Europa e grazie all’Europa dobbiamo versare nuova linfa nelle organizzazioni internazionali, riformandole, rendendole più rappresentative e incisive ai fini della costruzione di un mondo più pacifico e più giusto”.

Personalmente faccio mie queste parole. La storia ci insegna che la strada giusta è sempre quella della pace e della giustizia. Ringrazio tutti coloro che operano in questa direzione. Che si fanno operatori di pace e di giustizia. Che servono il paese, la pace e la libertà.

Viva l’Italia, viva le Forze Armate.

Pontedera, 7 e 8 novembre 2009

Sulla mancata celebrazione del 9 novembre

giovedì, ottobre 15th, 2009

Intendo rispondere pubblicamente alle accuse mosse da Giacomo Zito sulla mancata celebrazione del 9 novembre, data della caduta del Muro di Berlino.

Innanzitutto voglio fare una premessa: anche questa vicenda conferma che le parole pronunciate in Consiglio Comunale, subito dopo l’insediamento di questa amministrazione, rimarranno lettera morta. Il centrodestra si era infatti detto pronto a collaborare per affrontare i problemi concreti della città. Finora non si è vista alcuna collaborazione e soprattutto il centrodestra si sta occupando di tutto fuorché dei problemi reali della città.

In questi giorni sto visitando le aziende del territorio e devo dire che la situazione è alquanto complessa. Occorrerà una attenzione particolare delle istituzioni locali per attivare le migliori politiche per consolidare il tessuto economico e produttivo del territorio. I segnali positivi non mancano: in questi giorni parte l’Expò della Valdera dove centinaia di espositori hanno scelto di puntare sul futuro e lunedì apriamo una importante infrastruttura per il territorio qual è il Ponte alla Navetta. Di fronte a questi temi, di cui ho dato comunicazione nell’ultimo Consiglio Comunale il centrodestra ancora una volta ha aperto il tema strumentale della celebrazione della caduta del Muro di Berlino, chiedendo che venisse celebrata a Pontedera.

Si tratta di una ricorrenza, che, va detto, non viene celebrata nemmeno in Germania. Avremmo il paradosso che a Pontedera celebriamo la caduta del Muro di Berlino che nemmeno il Municipio della città tedesca celebra ufficialmente (in Germania si celebra la festa della riunificazione il 2 ottobre). La legge che istituisce questa ricorrenza, voluta solo dalla maggioranza di centrodestra (e questo è già strano e inopportuno per una celebrazione nazionale; inoltre è la prima volta nella storia del Parlamento italiano che si istituisce una solennità civile e, quindi, una «giornata particolare» che prescinde dalla nostra storia nazionale), raccomanda iniziative. Inoltre se noi dovessimo considerare per quanto attiene alla storia dell’Italia la data del 9 novembre, ci troveremmo purtroppo a far riferimento ad episodi e a vicende per nulla da ricordare e per nulla da segnare sul calendario come storia della democrazia. Ricordo, infatti, che il 5 novembre del 1926, quindi in periodo fascista, si riunì il Consiglio dei ministri dell’epoca che proclamò in quei giorni la fine della libertà, dell’associazione politica e della libertà di stampa. Sarebbe pertanto curioso per il nostro paese che il 9 novembre diventasse una data da legare al concetto di libertà.

Noi siamo disponibili ad un incontro pubblico, tematizzando il tema della Guerra Fredda. Ma non siamo disponibili a strumentalizzazioni politiche. Inoltre vorrei ricordare a Zito che l’Italia non ha mai avuto “dittature comuniste” di cui celebrare la “liberazione”, come scrive: l’unico Giorno della Liberazione, badi bene, è quello del 25 aprile, nel quale si celebra la fine della seconda guerra mondiale (voluta dal nazifascismo, che costò centinaia di migliaia di morti al Paese, e 60 milioni di morti nel mondo) e che celebra la Liberazione sì ma dal ventennio fascista, l’unica dittatura finora avuta in Italia. Noi continueremo a celebrare quello: invito Zito a farlo e a sollecitare il padrone del suo partito a farlo, vista le sue numerose assenze negli ultimi anni e i continui attacchi alla Costituzione, alla magistratura ed al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Pontedera, 15 ottobre 2009