In merito alle dichiarazioni di Arcenni a nome di un presunto comitato Sicurezza 4.0

“Leggo sugli organi di informazione che Arcenni, noto esponente del centrodestra locale, parlerebbe a nome di un comitato Sicurezza 4.0, formalmente sconosciuto all’Amministrazione Comunale, da un lato millantando future ed imminenti collaborazioni con Comune e Prefettura su non meglio precisate applicazioni per smartphone, dall’altro rimarcando la natura apolitica del comitato stesso generando peraltro voluta confusione rispetto alla iniziativa della raccolta di firme, quella sì apolitica, portata avanti da alcuni esercenti attività commerciali in città.
Mi preme ribadire tre semplici cose.
In primo luogo tutte le azioni legate alla sicurezza debbono stare nel perimetro dell’operato congiunto delle autorità competenti in materia; Prefettura e forze dell’ordine in primis sono gli unici soggetti titolati a porre in essere quanto necessario a promuovere la sicurezza e l’ordine pubblico.
In secondo luogo, e conseguentemente, non ci si può sostituire all’infaticabile azione delle forze dell’ordine immaginando servizi privati di vigilanza in orario notturno; si può e si deve invece cooperare con le autorità ed il personale preposto senza inventarsi estemporanee e rischiose ricette sperimentali  che creano soltanto confusione sui ruoli di ciascuno: il controllo notturno non può quindi che essere affidato, secondo criteri di rotazione e turnazione,  alla competenza ed alla professionalità degli operatori della sicurezza chiedendo, semmai, un rafforzamento del contingente o delle risorse strumentali a loro diposizione.
Da ultimo, ma non per ultimo, suggerisco ad Arcenni di evitar questo grottesco richiamo alla apoliticità della propria azione. Abbia il coraggio, e la coerenza, di fare politica con gli strumenti propri della politica senza bisogno di nascondersi dietro puerili foglie di fico. Il Sindaco di Pontedera sa riconoscere benissimo quando una iniziativa è civica e  “per” la citta (lo ha fatto sottoscrivendo l’appello recentemente promosso da migliaia di cittadini) e quando una iniziativa è strumentale ed “interessata”. Non più tardi di ieri il solito esponente della destra ha chiesto, con motivazioni risibili sui medesimi contenuti, le mie dimissioni. Il giorno dopo,  vestito da promotore civico, non può pretendere di esser riconosciuto come un portavoce disinteressato ed apolitico degli interessi della comunità. La sicurezza è un tema troppo serio ed articolato e non mi presterò a farla diventare una messiscena ad uso e consumo delle ambizioni di Arcenni e colleghi.”

Il Sindaco Simone Millozzi

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Ringrazio i Carabinieri di Pontedera per l’operazione che ha visto l’arresto di due spacciatori

Esprimo il plauso e il ringraziamento della città ai Carabinieri di Pontedera ed alle autorità inquirenti per aver stroncato un traffico di droga che coinvolgeva due spacciatori pregiudicati senza fissa dimora e che era alimentato da una clientela eterogenea e numerosa.
L’operazione è stata possibile anche grazie alla preziosa segnalazione di un cittadino che non si è voltato dall’altra parte a dimostrazione che nella nostra comunità non c’è spazio per l’omertà e l’indifferenza e che un controllo sociale attento da parte dei cittadini è di eccezionale supporto per il contrasto alla criminalità condotto con professonalità e dedizione da parte delle forze dell’ordine.
Gli autori dei reati sono stati assicurati alla giustizia ma perchè l’immane sforzo svolto nei territori non venga vanificato è fondamentale, lo ripeto ogni volta, che il legislatore nazionale lavori nella direzione di una maggior certezza della pena per impedire il ripetersi dei fenomeni da parte degli stessi autori.
Come detto durante il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica riunitosi ieri a Pontedera occorre che tutti gli attori, ciascuno per le proprie competenze e secondo le prerogative stabilite dalla legge, operino in sinergia e con determinazione per il contrasto all’illegalità: in città non deve esserci spazio per chi, commettendo reati, mina la pacifica convivenza e la coesione sociale.”

Simone Millozzi

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Ringrazio il carabiniere fuori servizio e l’Arma per l’arresto dello spacciatore

Ieri un carabiniere fuori servizio ha fatto arrestare uno spacciatore, segnalando ai colleghi l’attività di spaccio.

Voglio pubblicamente ringraziare questo carabiniere e con lui tutta l’Arma dei Carabinieri, guidati dal comandante di Pontedera, capitano Michele Cataneo, per l’ennesima dimostrazione di vicinanza ai cittadini e al senso del dovere. Grazie alla sua attenzione e al suo attaccamento alla legge è intervenuto guidando i suoi commilitoni e stroncando l’attività illegale.

Noi abbiamo bisogno di cittadini come lui. Da sempre questa comunità può contare su uomini e donne che non si girano dall’altra parte quando sono testimoni di un reato. Questa è una ricchezza che dobbiamo custodire e coltivare.

Ringrazio di nuovo tutta l’Arma dei carabinieri, e con loro tutte le forze di polizia, i cui uomini sono sempre in prima linea nella difficile opera di contrasto all’illegalità. Mi auguro che queste attività di spaccio siano adeguatamente contrastate anche in sede di giudizio da parte della Magistratura.

Il sindaco Simone Millozzi

Pontedera, 13 settembre 2017

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Sull’annuncio delle ronde di Forza Nuova a Pisa

“Il movimento neofascista Forza Nuova di Pisa ha annunciato, in un comunicato aberrante nei toni e nei contenuti, di voler istituire delle ronde presso la stazione di Pisa reclutando sotto la propria guida ultras e pugili per riprendere il controllo dei propri quartieri.
Bene ha fatto il Sindaco di Pisa Marco Filippeschi a condannare fermamente l’iniziativa informando Prefettura e Questura.  Il nostro è uno stato di diritto in cui il compito di garantire la sicurezza delle città e dei cittadini spetta alle forze dell’ordine e non certo a squadracce di energumeni che perpetrano nel perimetro dell’illegalità il più bieco ed abietto razzismo.
Si tratta peraltro e soltanto dell’ultima ed indecente manifestazione di una serie di inaccettabili rigurgiti di neofascismo che stanno attraversando il nostro paese. Per citare solo le più recenti mi riferisco, a livello nazionale, all’annunciata “marcia su Roma” che i neofascistici di Forza Nuova vogliono effettuare il 28 ottobre rimandando dichiaratamente a quella che portò al potere Benito Mussolini nel 1922. Mi riferisco al becero striscione affisso sotto il palazzo della Regione Toscana con cui veniva ingiuriato vergognosamente il Presidente Rossi per la proposta di costituzione di un Osservatorio contro episodi o manifestazioni sui media e sui social che  possano costituire reato di apologia del fascismo.  Agli inizi di Agosto avevo incontrato i vertici dell’Anpi provinciale e locale perchè si reagisse con fermezza a queste azioni di stampo xenofobo e razzista organizzando un tavolo di lavoro ed uno spazio di discussione aperto teso ad aggregare tutte le forze democratiche della società. Quel tavolo, che viste le recenti vicende ben potrebbe assumere rilevanza provinciale, si rende ancor più necessario per coordinare ed organizzare ogni reazione utile ed indispensabile ad arginare non solo le azioni illegali ed incostituzionali delle frange più estreme della destra quale è Forza Nuova, ma anche per arginare, sotto il profilo culturale e sociale, l’odio e l’intolleranza che svariate ed eterogenee fronde del mondo politico instillano nella pubblica opinione alla ricerca di un consenso avvelenato che specula sulle legittime preoccupazioni dei cittadini.
Il nostro territorio ha una consolidata storia antifascista e tutti gli anticorpi necessari per isolare queste provocazioni: è importante che tutti coloro che si riconoscono nei valori della nostra Costituzione trovino la forza, l’energia ed il coraggio per contrastarle ed espellerle dal patto sociale che regola la nostra libera convivenza democratica.”

Il sindaco di Pontedera Simone Millozzi

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Sulla manifestazione unitaria alla TMM del 4 settembre

Questa mattina ho avuto l’onore di intervenire a nome delle istituzioni alla manifestazione unitaria indetta dai sindacati di fronte ai cancelli della #TMM di #Pontedera E’ stata una manifestazione grande, partecipata, pacifica ed ordinata.
Ho voluto ringraziare e rendere merito in primo luogo alle lavoratrici e ai lavoratori della Tmm per quanto fatto sino ad oggi: di fronte a quanto accaduto la loro reazione poteva essere legittimamente più scomposta. Essi hanno invece tenuto un atteggiamento di grande dignità nonostante la grandissima ingiustizia subita. Hanno risposto con la forza delle proprie idee, con la tenacia e la resistenza di chi sa di essere dalla parte giusta dando anche una lezione di stile alla proprietà della loro azienda. Mi hanno e ci hanno accolto in tutti questi giorni di faticoso presidio con rispetto, umanità e grande generosità: a loro va tutta la nostra stima e gratitudine. Condividere questa battaglia insieme a loro ci ha umanamente arricchito. Ho ringraziato tutte le delegazioni delle organizzazioni sindacali per l’invito rivolto alle istituzioni ad essere presenti in occasione di questa grande manifestazione finalmente unitaria per rivendicare i diritti del lavoro e dei lavoratori del comparto della meccanica in provincia di Pisa.
Le parole che abbiamo voluto rimbombassero alte e forti durante la manifestazione sono state rispetto, dignità e lavoro.
Sono anni che la crisi economica colpisce il nostro Paese, la nostra manifattura, le nostre aziende. La gravissima crisi che ha coinvolto il paese e la Toscana ha causato la chiusura di molte fabbriche, la trasformazione di molte altre, la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro con lo scivolamento di tantissime famiglie nella fascia della povertà. Bene hanno fatto lo Stato e la Regione ad occuparsi delle aree industriali in crisi: Piombino e poi Livorno e poi ancora Massa per arginare l’emorragia e le gravi crisi occupazionali. Adesso però è giunto il momento di guardare anche qui, al comparto metalmeccanico che è stato e deve continuar ad essere la spina dorsale del nostro tessuto industriale. Questo territorio esige di poter discutere e pianificare quali siano le prospettive di breve, medio e lungo termine. Occorre, e lo diciamo da anni, un progetto di politica industriale per il nostro Paese, sulla meccanica e sulle due ruote in particolare. Occorre, e lo diciamo da anni, una regola chiara sui contributi pubblici assegnati: per ottenerli occorre un nesso, una funzionalizzazione che assicuri una ricaduta sul alvoro e sulla produzione nul territorio: sviluppo, investimenti e ricerca devono garantire i propri effetti laddove l’impresa è radicata. Occorre un nuovo patto sociale che coinvolga istituzioni, imprese, lavoratori per dare nuovo ossigeno e nuove opportunità alle nostre comunità. Un nuovo patto sociale che si porti dietri una nuova etica del lavoro ed un nuovo modo di fare impresa, che stigmatizzi e dichiari inaccettabile e vergognoso quanto successo alla Tmm: non può più accadere che nei nostri territori si debba assistere, impotentemente, a “serrate” così come successo qui. Questo modo di essere e fare impresa è vergognoso ed irresponsabile: finisce, al solito, per scaricare tutte le proprie responsabilità sulla parte più debole della catena, i lavoratori.
Abbiamo chiesto ed offerto alla proprietà di Tmm di metterci la faccia e di recuperare un minimo di credibilità verso i lavoratori, verso i sindacati, le istituzioni, verso l’intero territorio ritirando immediatamente la procedura aperta di liquidazione e concedendoci più tempo per trovare soluzioni alternative. Un gesto di rispetto verso la città, verso quelle 85 persone licenziate senza nemmeno un preavviso, verso quelle famiglie che sono qui davanti ai cancelli della fabbrica da oltre 20 giorni, notte e giorno. Esiste evidentemente anche una responsabilità sociale a cui non può sottrarsi Piaggio: una responsabilità che pretendiamo da chi molto ha avuto da questo territorio. Una responsabilità sociale che impegni Piaggio a dirci con chiarezza quali siano le sue strategie industriali, quale sia il ruolo dello stabilimento di Pontedera nel contesto delle sue politiche globali e internazionali, affinchè si possa misurare la capacità di risposta del poco di indotto che è rimasto. Il tessuto imprenditoriale locale deve accogliere assieme a Piaggio questa sfida. Io credo che la professionalità della manodopera, l’impegno delle rappresentanze sindacali, gli sforzi che le istituzioni pubbliche, il tanto che questo territorio ha messo al servizio di Piaggio merita di avere queste risposte. Lo dobbiamo in primo luogo a quei lavoratori e a quelle lavoratrici che hanno combattuto per questo nel passato; lo dobbiamo a tutti quei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro; lo dobbiamo a quelle operaie e quegli operai che oggi stanno combattendo, con orgoglio, dignità e tenacia per mantenere quel posto di lavoro e per salvaguardare, con esso, la dignità propria e di una intera comunità.
Ci sono delle battaglie che non si sa come andranno a finire ma che vanno combattute a prescindere dal risultato finale. Ebbene, questa vertenza è una di quelle: le Istituzioni sono e saranno a fianco dei lavoratori ed i sindacati in questa battaglia. #Pontedera #Lavoro #TMM

Il Sindaco Simone Millozzi

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La solidarietà del sindaco Simone Millozzi a Don Armando Zappolini

Don Armando Zappolini

Apprendo dalla stampa che stamani davanti a casa di Don Armando Zappolini è stato affisso uno striscione di Forza Nuova nel quale si definisce “eretico” il parroco. Voglio esprimere tutta la mia vicinanza e solidarietà a Don Armando rispetto a quella che considero una intimidazione inaccettabile da parte di una forza politica che ormai da anni tristemente testimonia la propria presenza con iniziative ed atteggiamenti di stampo fascista e xenofobo contraddicendo addirittura il suo stesso nome. In primo luogo perchè per fortuna non si tratta di una forza ma di uno sparuto manipolo di nostalgici del periodo più triste della storia d’Italia; in secondo luogo perchè di nuovo non ha veramente nulla. L’attacco becero ed inqualificabile a Don Armando cerca di raccogliere i semi di odio e di intolleranza che tutte le destre stanno spargendo, alla ricerca del frutto avvelenato di un fatuo consenso, sui campi del disagio sociale, economico nonché sulle legittime preoccupazioni dei cittadini. Il rischio è che la coesione e le conquiste sociali del nostro tempo arretrino di fronte all’incertezza del futuro. Possiamo, anzi dobbiamo, richiamare le forze migliori della nostra società, dell’associazionismo, il mondo della cooperazione, del lavoro, dei diritti civili, della politica tutta affinchè l’indifferenza, l’assuefazione e l’inerzia non consentano ad iniziative vigliacche come questa di togliere cittadinanza ai valori di solidarietà, inclusione, accoglienza ed integrazione che sono patrimonio indisponibile della nostra pacifica convivenza: il patto sociale che regge l’intero assetto dei nostri valori democratici. Saremo sempre di supporto ed al fianco di ogni iniziativa che si pone l’obiettivo di combattere discriminazioni e pregiudizi. Un  paese maturo riesce a respingere queste pulsioni schierandosi dalla parte di chi chiede e propone riforme come quelle che riconoscono il diritto di un bambino con la pelle di un altro colore, nato nei nostri ospedali, cresciuto nelle scuole e negli impianti sportivi assieme ai nostri figli, di sentirsi, ed essere, a pieno titolo cittadino italiano. Pontedera e la Valdera non sono, e ci ostineremo con determinazione che non diventino, terre di discriminazione in ragione della provenienza, della religione, dell’etnia, della lingua, della condizione economica;  staremo sempre dalla parte dei principi della costituzione più bella del mondo e di chi, come Don Armando e Papa Francesco, quotidianamente si spendono per “costruire ponti piuttosto che muri”.

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Sull’operazione delle forze dell’ordine compiuta a Pontedera

Nei giorni scorsi si è compiuta una brillante operazione delle forze dell’ordine conclusasi con l’attivazione delle procedure di espulsione coatta dall’Italia delle stesse persone già individuate come responsabili della rissa alla stazione degli autobus e del clamore che ne è seguito. Si tratta di persone non residenti a Pontedera, senza fissa dimora e pregiudicati per vari reati, non profughi né inseriti in alcun altro progetto di accoglienza. Il mio ringraziamento, a nome della città, va agli operatori che hanno partecipato alle indagini, all’identificazione ed al fermo nonché alle autorità competenti che le hanno disposte. Anche attraverso azioni così efficaci e tempestive passa il faticoso percorso per inquadrare i temi riguardanti la sicurezza urbana nei contesti che gli sono propri. Tali azioni rassicurano i cittadini e le comunità sulla presenza dello Stato nei territori ed iniettano fiducia laddove, invece, lo scontro politico per rincorrere consensi facili e rapidi, avvelena i pozzi che alimentano la convivenza civile piuttosto che costruire percorsi e proposte condivise a supporto dello straordinario lavoro delle forze dell’ordine e delle istituzioni che si occupano della nostra sicurezza.”

*Sindaco di Pontedera

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I fatti, le azioni e le parole sulla sicurezza urbana

Ieri nei pressi della stazione degli autobus è avvenuta una rissa che ha inevitabilmente sollecitato la pubblica attenzione e la conseguente discussione negli svariati ambienti dove oggi le discussioni avvengono. Mi è stato riferito, e ne ho preso cognizione diretta, che soprattutto nelle piazze virtuali il dibattito è stato aspro nei toni e polemico nei contenuti. L’assetata e scomposta ricerca di capri espiatori, tra cui in primis il sottoscritto e l’amministrazione comunale, è stata poi accompagnata dai soliti esperti che pure stavolta non hanno mancato di dispensare ricette e soluzioni talmente facili e semplici da sembrare quasi efficaci anziché, come invero sono, impossibili, inutili e pure controproducenti.
Ebbene, pur rispettando le opinioni di tutti, credo che fenomeni complessi come quelli della sicurezza urbana, un tema nazionale, un tema né di destra né di sinistra e che solo gli avvoltoi miopi o in malafede della politica locale ritengono presente a Pontedera più che altrove, possa esser affrontato seriamente con tutta la complessità che esso richiede.
Voglio ringraziare, ancora una volta, le forze dell’ordine e la polizia locale che sono prontamente intervenuti per sedare la rissa; la prontezza di intervento è anche il frutto della strada che abbiamo intrapreso per un presidio costante in funzione di controllo di quella zona.
Come già detto in altre occasioni mi rammarica piuttosto che questo lavoro sia stato mortificato dall’incertezza e dall’inefficacia del sistema della pena. I magistrati applicano le leggi e ad essi va il mio massimo rispetto e gratitudine. Evidentemente però il problema è proprio del sistema sanzionatorio se, una volta convalidato l’arresto, i quattro responsabili dell’accaduto sono stati rimessi subito in libertà. Ciò crea nel sentire comune impotenza e sfiducia anche verso le istituzioni; ciò alimenta un senso di insicurezza nei cittadini ed un senso di impunità per i delinquenti. La battaglia politica vera dovremmo farla, per il bene delle nostre comunità, cercando di modificare le leggi perché le pene comminate a chi compie reati, italiano o straniero che sia, siano certe ed efficaci.
Proverò a sperimentare gli strumenti nuovissimi che il decreto “Minniti” ha messo in campo su questa materia con una ordinanza di allontanamento per queste persone che, mi preme chiarire, non sono residenti in città, sono senza fissa dimora, non sono profughi né inseriti in progetti di accoglienza, conosciuti alle forze dell’ordine e con precedenti penali alle spalle per spaccio ed ubriachezza molesta.
Pontedera, la Toscana, l’Italia sono terre di democrazia, di accoglienza, di  integrazione; sono terre dove l’essere umano ed i suoi bisogni sono trattati secondo diritto ed umanità; non sono, e ci ostineremo con determinazione che non diventino, terre di discriminazione in ragione del colore della pelle, della religione, dell’etnia, della lingua, della condizione economica così come ci insegnano la costituzione più bella del mondo e le parole di Papa Francesco.
Pontedera, la Toscana e l’Italia però devono dire senza imbarazzo che non c’è spazio per chiunque delinque e non rispetta i diritti degli altri.
Il problema della sicurezza urbana, del controllo del territorio e del governo dei fenomeni migratori, è un argomento così complesso ed articolato che è prioritario nell’agenda dell’intero occidente.
A chi mi chiede cosa abbiamo fatto a Pontedera rispondo volentieri che su questo tema abbiamo dedicato ogni sforzo possibile, ogni attenzione e azione praticabile. A chi chiede al Sindaco o al comune che cosa si stia facendo sul tema rispondo elencando i fatti, le cose concrete, le attività che nel quadro delle leggi, delle risorse e degli strumenti a disposizione, è possibile mettere in campo.
Abbiamo richiesto la presenza del progetto strade sicure, organizzato una presenza costante ed alternata tra forze dell’ordine e polizia locale nelle zone più critiche; abbiamo ottenuto collaborazione dal Comune di Prato per l’impiego settimanale dell’unità cinofila; abbiamo istituito un controllo quotidiano del territorio attraverso le associazioni di volontariato (che non smetterò mai di ringraziare) con funzione di sensibilizzazione, informazione e segnalazione; abbiamo ampliato la strumentazione di videosorveglianza e potenziato l’illuminazione pubblica; abbiamo riqualificato piazze, arredi e giardini pubblici; abbiamo incentivato ed agevolato la rivitalizzazione dei locali dismessi e pertinenziali delle zone più critiche: in quei luoghi abbiamo sollecitato la permanenza ed il nuovo arrivo di attività commerciali, direzionali, associative e cooperative per garantire servizi ai cittadini ed un presidio civico; abbiamo creato momenti e canali di socializzazione, di aggregazione, di attività sociale, di mediazione culturale e di prevenzione del disagio, con progetti, manifestazioni, eventi, operatori qualificati.
C’è indubbiamente ancora molto da fare, altre energie e risorse da spendere, altre attività da progettare e realizzare.
Accolgo ed accoglierò con maniacale attenzione le legittime preoccupazioni dei cittadini che ci chiedono di fare ancora di più; ci stiamo impegnando e ci impegneremo per dare loro risposte. Non accetto però lezioni da chi millanta la capacità di risolvere problemi di questa portata con le solite tre o quattro frasi xenofobe, fasciste e per di più inutili.
La storia ed il presente Pontedera meritano registri, toni, contenuti, proposte e modi che non possono esaurirsi in strumentali battaglie politiche di retroguardia o dibattiti svolti nell’antro della sofferenza economica e nella pancia del disagio sociale.
Ci batteremo, soprattutto per le generazioni future, affinché il granaio che custodisce il futuro della città non venga bruciato.

Simone Millozzi Sindaco di Pontedera

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Intervento in occasione dell’inaugurazione del cantiere del nuovo impianto di compostaggio alla presenza del Ministro dell’ambiente On. Galletti.

Inaugurazione del cantiere del nuovo impianto di compostaggio alla presenza del Ministro dell’ambiente On. Galletti

“Saluto tutti i colleghi, gli amministratori, gli ospiti che questa mattina hanno deciso di essere con noi in un momento così importante per il nostro territorio.
Rivolgo un saluto particolare al Ministro Gianluca Galletti che oggi ci onora della sua presenza e qualifica l’impegno di tutti coloro che per questa idea e questo progetto hanno speso energie, competenze, professionalità.
Con la “posa della prima pietra” del nuovo impianto di compostaggio si chiude infatti un lungo e articolato percorso iniziato, a livello istruttorio, nel 2010; anche se, occorre sottolinearlo, la città aspettava da circa 15 anni questo momento. Si tratta, dunque, di un risultato atteso da tempo per cui questa amministrazione, lo dico con soddisfazione ed orgoglio, si è battuta ed impegnata fin dall’inizio del suo insediamento, nel lontano 2009.
Oggi è il momento dei ringraziamenti per quanti si sono spesi per raggiungere questo significativo traguardo, a partire innanzitutto dall’ex presidente di Geofor, nonchè mio predecessore, Paolo Marconcini.
A lui, nella veste di Sindaco della città e poi in quella di presidente dell’azienda, va riconosciuto l’impegno e la caparbietà, oltre ad indubbie doti professionali, nell’aver condotto in porto questa nostra traversata che rischiava tanta volte di naufragare in mare aperto.
Un ringraziamento all’ex amministratore delegato, dott. Fabrizio Catarsi, ai vari componenti del cda dell’azienda ed a tutto il personale della medesima che hanno confermato, ritenendolo una priorità, la realizzazione di questo nuovo impianto.
Grazie a tutti i comuni soci ed ai privati presenti sino a poco tempo fa nella compagine sociale dell’azienda che, con grande senso di responsabilità e prova di lungimiranza, hanno per ben 4 anni deciso di rinunciare alla divisione degli utili per destinarli a finanziare il nuovo impianto.
Grazie alla Regione Toscana e all’Ato costa, a Reti Ambiente per aver seguito da vicino questo percorso e per aver attivato linee di finanziamento dedicate alla costruzione di questa infrastruttura.
Grazie, infine, al nuovo presidente di Geofor, Daniele Fortini, per aver accolto il nostro invito a guidare l’azienda in un momento decisivo per il suo futuro e per aver, sin dai primi giorni del suo insediamento, operato per giungere in tempi brevi alla partenza di questi lavori.
Posiamo, dunque, la prima pietra in un momento decisivo per le sorti di questa azienda all’interno di un quadro più ampio di area vasta: proprio poche settimane fa, infatti, abbiamo confermato l’impegno di procedere lungo la strada progettata e costruita nel tempo. Una strada che ci porterà entro l’anno ad individuare un gestore unico, a maggioranza pubblica, per tutto l’ambito di cui facciamo parte, che ricomprende le province di Massa, Lucca, Livorno e Pisa.
Questa città, il nostro territorio intero, vuole avere un ruolo da protagonista nel nuovo assetto aziendale che si verrà a costituire nei prossimi mesi: lo chiediamo non in virtù di orgoglio e mera rivendicazione campanilistica ma con la consapevolezza di aver fatto sempre la nostra parte su un tema così sensibile e delicato quale quello della corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti.
Caro Ministro, cari tutti, oggi ci troviamo all’interno di una azienda che assieme a molte altre presenti in questa zona fa parte del cosiddetto “Polo ambientale” della città, che occupa oltre 600 lavoratori. Un’area pianificata e costruita, nel tempo, con una precisa destinazione urbanistica, concentrata in un contesto specifico e ben definito; un’area che nel corso degli anni ha visto aumentare la presenza di aziende dedicate al trattamento del rifiuto a partire dal recupero, riciclo, riuso e che hanno investito risorse ingenti per dotarsi di impianti tecnologici e all’avanguardia.
Una città, un intero territorio, dunque che si è preso sulle proprie spalle una responsabilità senza demandarla, o peggio ancora, scaricarla ad altri. Era molto più facile seguire un’altra strada: quella riassunta dal detto “non nel mio giardino”. Ancora oggi, purtroppo in molte realtà, l’idea di scaricare altrove la responsabilità della gestione del ciclo integrato dei rifiuti pare addirittura esser riconosciuto come atteggiamento virtuoso. E’ davvero virtuoso scegliere di non scegliere? Può chiamarsi virtuoso l’atteggiamento di chi sacrifica sull’altare del consenso effimero e delega alle generazioni future la responsabilità di gestire per intero un ciclo complesso ed articolato come quello che riguarda i rifiuti? Ebbene io credo che virtuosi siano quei territori, quelle classi dirigenti che, sfidando la facilità con cui oggi va di moda proporre soluzione semplici a problematiche complesse, scelgono di coniugare l’attenzione all’ambiente, la tutela della salute, la filiera produttiva e le occasioni di occupazione dentro il solito circuito: senza scorciatoie, con determinazione e lungimiranza. Questo è quello che anche qui abbiamo fatto.
Lo abbiamo fatto cercando di connettere le potenzialità della ricerca e dell’innovazione con il mondo dell’impresa, quella buona, quella in grado di ottenere soluzioni nuove (cito, solamente a titolo esemplificativo, il Plasmix -che in  Europa va solitamente a recupero energetico e che invece a Pontedera viene riciclato e poi trasformato in granuli adatti allo stampaggio di nuovi oggetti di plastica-, l’idrogeno, le pale eoliche, le energie rinnovabili in generale, l’asset che abbiamo creato nel distretto delle competenze del dente Piaggio attraverso, Pontech, Pontlab, l’Università). La scelta del digestore anaerobico potrebbe ulteriormente ampliare queste opportunità attraverso la produzione di bio-metano, un bio-carburante che può essere impiegato in sostituzione dei carburanti fossili.
Le sirene dei teorici dell’illusione per cui i rifiuti scompaiono magicamente, ci prospettavano modelli da seguire e che poi al cospetto del tempo e della realtà sono miseramente falliti (vedi Vedelago, Gren Fluff) ignorando, al contrario, le eccellenze che si stavano consolidando a due passi dal nostro sguardo; parlo della stessa Geofor ma anche di Revet -perno dell’industria toscana del riciclo-, di Ecofor Service per i rifiuti speciali, di Belvedere per i rifiuti urbani, di Ecoacciai per i rottami metallici ed il fluff e così via…
Oggi possiamo, lo dico con orgoglio, vedere che stavamo e stiamo contribuendo a costruire una “economia circolare”, una “green economy”, un modo nuovo di interpretare gli aspetti socioeconomici su cui l’intero paese si sta interrogando per scoprirne tutte le relative potenzialità. Una vera e propria filiera economica capace di tenere insieme lavoro, ambiente e salute; innovazione tecnologica e occupazione di qualità.
Il nuovo impianto è dunque un ulteriore significativo tassello di questo percorso virtuoso che parte dalla raccolta differenziata spinta ed arriva al trattamento di qualcosa che non può essere azzerato; ma differenziare non vuol dire cancellare, non vuol dire riciclare. Il riciclo è una catena e non un anello. C’è riciclo se c’è “ri-prodotto”; questo vuol dire che se non ci preoccupiamo di cosa fare, di dove conferire il rifiuto differenziato, lo sforzo e il costo elevato per rendere possibile la raccolta differenziata diventa vano.
Non serve a niente raccogliere l’organico se poi non abbiamo un impianto di prossimità dove conferirlo.
L’impianto oggi in costruzione, tra l’altro, è previsto dallo stesso disegno di legge di iniziativa popolare “Rifiuti Zero” che ha tra gli obiettivi quello di ricondurre il ciclo produzione-consumo all’interno dei limiti delle risorse del pianeta, tramite l’eliminazione degli sprechi, massimizzando, nell’ordine, la riduzione dei rifiuti, il riuso dei prodotti e dei componenti di prodotti e il riciclaggio, minimizzando il recupero di materia diverso dal riuso e dal riciclaggio, lo smaltimento e il recupero di energia in modo da tendere a zero nell’anno 2020.
Ancora una volta, dunque, Pontedera, la Valdera e l’intera Provincia di Pisa si collocano nell’area vasta della costa come una realtà strategica per la corretta gestione del ciclo dei rifiuti che investe sempre più, nella prevenzione e riduzione dei rifiuti nonchè in impianti dedicati al riciclo ed al riuso, ritenendo residuale il ricorso a smaltimento in discarica.
La realizzazione del nostro impianto, a regime, permetterà anche una riduzione dei costi oggi necessari per smaltire l’organico fuori città.
Infatti a seguito dell’incremento (virtuoso) delle percentuali di raccolta differenziata (la nostra provincia attualmente si attesta al 55%) con il progressivo ampliamento della raccolta porta a porta su tutto il territorio, stante la vetustà dell’impianto di compostaggio attuale, si è reso necessario, già oggi, il conferimento dell’organico ad altri impianti esistenti in Toscana con conseguente innalzamento dei costi a carico delle nostre comunità.
Con la realizzazione di questa nuova infrastruttura, avviandomi a concludere, avremo dunque la possibilità di trasformare “a chilometri zero” gli scarti organici raccolti con la differenziata “spinta”, rafforzando il posizionamento della nostra città nelle filiere industriali del recupero/riciclo anche nell’ottica di acquisire la progressiva autosufficienza impiantistica del territorio.
Con la realizzazione del nuovo impianto di trattamento dell’organico finalmente ridurremo sensibilmente le maleodoranze che tanto fastidio hanno dato in tutti questi anni alle comunità dei nostri territori.
Tutta la nostra provincia, pertanto, con la predisposizione di questo impianto mette in sicurezza il proprio presente e consegna al proprio futuro non solo uno strumento ma pure, un modo per affrontare le sfide che avrà davanti a sé.
Grazie davvero a tutti”

Simone Millozzi Sindaco di Pontedera

2 maggio 2017

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Resistenza e liberazione: gli antidoti ancora attuali alla xenofobia

Ieri, il 25 Aprile, la festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, una liberazione non solo fisica ma anche culturale, una emittente locale ha girato un video al quartiere della stazione dove si raccontava di una zona, pur ordinata nel suo complesso e senza fenomeni di degrado comparato ad altre quartieri analoghi di altre realtà, staccata dal resto della città perché veniva registrata in giro soltanto la presenza di uomini e donne di colore.
Il servizio di per sé non aggiunge né toglie nulla alla rappresentazione di Pontedera ma affonda, (volontariamente o meno è questione irrilevante), la sua ragion d’essere nel peggior sottofondo culturale che la profonda crisi socio economica ha radicato nei tempi moderni: la xenofobia nel suo senso letterale (avversione ed odio a ciò che è straniero, diverso, altro).
Il messaggio pubblico che trasuda da quel servizio è che in quel quartiere sembri di stare più in una città del nord Africa giacche in giro le pochissime persone che si aggiravano (in un giorno di festa in cui ovunque si cerca di passare qualche ora altrove) erano per lo più di colore.
Non mi occupo dei commenti usuali dei leoni da tastiera che sulle piazze virtuali dei social non hanno perso l’occasione per rimarcare posizioni intrise di fascismo demagogico. Mi preoccupo invece del fatto che professionisti seri e preparati non abbiano inteso la portata culturalmente devastante di un video che certifica come la xenofobia, l’odio per gli stranieri, ammanti di sé il detto ed il non detto della comunicazione pubblica.
Senza la notizia di un reato, senza che vi sia stata una aggressione, senza che sia stata evidenziata situazione di particolare degrado urbano, in un giorno di festa, soleggiato, in cui chi ne aveva la possibilità è andato in giro a godersi un giorno di festa, la notizia pare sia stata l’aggirarsi pacifico di alcune donne ed uomini di origini straniere per le strade di un quartiere.
Quando Obama divenne Presidente degli Stati Uniti d’America fui preoccupato perché più della sua rivoluzionaria riforma sanitaria in favore dei più poveri la notizia fosse, nel mondo, il colore della sua pelle; pensai che proprio quell’elezione certificasse il contrario di quanto pareva annunciare: il cammino ancoro lungo da fare per convincere l’opinione pubblica, anche quella più progressista, che le persone debbano esser valutate per quello che dicono e per quello che fanno, non per quelle che sono.
La liberazione del 25 Aprile non ha ancora finito di insegnarci che i partigiani italiani, di ogni fede politica e di ogni classe sociale, non stavano liberando l’Italia da un demone straniero dai tratti somatici diversi e che parlava una lingua diversa.
Liberavano prima di tutto il nostro paese dall’idea, indigena, autoctona, tutta fascista e tutta italiana, maggioritaria nell’opinione pubblica per quasi vent’anni, che vi fosse una supremazia di razza, di religione, etnica e culturale da far valere con l’oppressione e la forza, delle armi, della legge, dell’arte e del linguaggio.
Ecco perchè credo che video di quel tipo non facciano altro, pur senza volerlo, che lastricare la strada del ritorno in favore del male assoluto da cui la battaglia partigiana ci liberò.
È indubbio che le istituzioni e le autorità competenti debbono operare e lavorare per garantire ai cittadini una sicura convivenza civile.
Penso tuttavia che dentro il quadro delle soluzioni ad una problematica che sarebbe stupido negare, gli operatori dell’opinione pubblica, nel pieno della libertà con cui esercitano la propria attività, possono davvero aiutare il paese. Come?
Non mancando di evidenziare, nell’impagabile lavoro che quotidianamente compiono, che c’è una differenza abissale tra il pretendere che le persone che compiono reati, tutte, debbano esser perseguite e punite con certezza piuttosto che ammiccare l’idea che persone di altro colore, di altra lingua, di altra religione, di altra provenienza suscitino paure e causino problemi non per quello che dicono e fanno ma semplicemente per come sono.
All’interno del nucleo di questo concetto, che sembrerebbe invero una ovvietà, sta a mio avviso la sfida più grande ed importante che l’occidente, l’Europa, l’Italia ed anche Pontedera hanno di fronte.
La vinceremo perché possiamo ancorare gli sforzi ai valori fondativi della nostra meravigliosa Costituzione, l’eredità più preziosa ed inestimabile che la battaglia partigiana ha consegnato al paese liberato ed alle generazioni successive.
Pontedera, 26.4.2017
Il Sindaco Simone Millozzi
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